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Full text of "Memoria sopra il Veleno Americano detto Ticunas. By the Abbe Fontana, Director of the Cabinet of Natural History Belonging to His Royal Highness the Grand Duke of Tuscany; Communicated by John Paradise, Esq. F. R. S. [With a Translation to English Following]"

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[ 163 ] 



XI; Memoria /opra il Féleno Americano detto Ticunas. 
By the Abbé Fontanaj DireSìor of the Cabinet of Na- 
turai Hi/iory belonging to his Royal Highnefs the Grand 
Duke of Tufcany ; communicated by John Paradiiè, 
Éfq. F. R. S. & 

Read Februàry 17, 1780. 

«y. E esperienze, che ho fatto a Parigi fino da due anni 
1 j fono fopra il veleno della vipera, che fanno il feguito 
di molte altre pubblicate in Italia io anni prima fui me- 
defimo foggetto; mi hanno meflb in flato di pronunciar 
con ficurezza fopra la natura, e fopra le proprietà di quel 
veleno. 

Gli effetti inafpettati, e importanti, che ho offervato 
applicando ai corpi viventi il veleno di. queir animale, 
mi hanno prefentate delle verità nuove per la fifica ani- 
male; e quefte nuove verità mi hanno condotto per gradi 
a dubitare di qualche teoria medica non abbaftanza pro- 
vata, o troppo generalizzata dalle perfone dell' arte. 

Fin d' allora ho defiderato di portar le mie ricerche fo- 
pra qualche altro veleno, e fé foflè flato poflìbile avrei 

(a) For aa Englifh tranflation of this paper fee the AppencTx. 

Y 2 defiderato 



164 Memoria fopra il Veleno 

defìderato di, efaminar qualche veleno vegetabile de più 
attivi. Mi figuravo, che i veleni animali, folTero corame 
è il veleno della vipera, per efempio* che applicato ad una 
ferita fi diffonde benfi nel corpo dell' animale, ma non viene 
aumentato per quefto, come è aumentato per contrario il 
veleno, che eccita il vajolo, o la rabbia del cane ; mi figu- 
ravo diffi, che quei veleni aveffero molta analogia fra 
loro, e che agiflero nella medefima maniera; e fopra le 
ftefle parti dell' animale. 

Per l'oppofto non ofavo congetturar nulla fopra 
l'azione dei veleni vegetabili, che non avevo ancor efa- 
minati, e nulla mi pareva di potere avanzar con ficurezza 
fopra l'azione di efii, anche dopo la lettura de principali 
fcrittori di quei veleni. La lor maniera di fperimentare 
era molto diverfa da quella, che io avevo tenuta neh' efa- 
minare il veleno della vipera, e le loro illazioni mi pare- 
vano troppo vaghe e incerte. Arrivato a Londra potei 
facilmente fodisfare ai miei defideri fu di quefto. Il Dr. 
heberden, celebre medico in Londra, e membro della 
Società Reale; mi ha procurato un gran numero di freccie 
Americane ben confervate, e ben coperte di veleno, e di 
più ha avuta la gentilezza di farmi avere una buona 
quantità di veleno, che era chiufo, e figillato dentro un 
vafo di terra, il quale aveva per di fuori una cuftodia di 
latta. Nella cuftodia di latta vi era un foglio, in cui fi 
4 leggevano 



Americano detto Ticunas. 165 

leggevano le fequenti parole : Indian Poifon brougbt from 
the Banks of the River of Amazons, by Don p ed ro mal- 
don ado; it is one of the forts mentioned in the Pòi/, 
"franf.vol. XLFII. n. 1 2. Nel volume citato delle Tran- 
fazioni vi fi parla di due veleni poco differenti nella loro 
attività. L'uno detto Lama, e l'altro Ticunas. Il veleno 
del vafo di terra da me adoprato è il Ticunas II veleno 
delle Freccie non fi fa bene a qual dei due appartenga, 
ma per efperienza l'ho trovato della medefima forza del 
Ticunas ; onde non credo punto importante di diftinguer 
l'una forta dall' altra. 

Molte cofe fi fono fcritte dell' attività di quefti veleni 
Americani dagli autori, talché ho creduto bene di dover 
cominciar le mie efperienze per gradi, prendendo tutte 
le precauzioni pofiibili. Il femplice odorarlo fi crede no- 
civo, all' aprir folo il vafo, e a'1 folo diffonderli di qualche 
molecola per l'aria fi teme di qualche grave male, e fino 
la morte: cofi almeno fi legge ne migliori autori. 

Cominciai adunque fubito aperto il vafo del veleno di 
far refpirar di queir aria ad un tenero piccione, e lo tenni 
col capo dentro il vafo per più minuti. Lo levai di là che 
flava cofi bene che prima. Staccai con uno fcalpello 
molti pezzi del veleno, perchè fi eccitaffe un poco di pol- 
vere nel vafo, e allora vi immerfi di nuovo il capo del 

Piccione, 



166 Memoria /opra il Veleno 

Piccione, che non foffri nulla ne anco in quefta feconda 

esperienza. 

Da quefto momento non ebbi più alcuna difficoltà di 
efpor me medefimo a quel vapore, e di fentirne l'odore, 
che mi parve naufeofo, e ingrato. Molte particelle mi 
entraronno coli' aria in bocca, e trovai che avevano un 
fapore rimile in qualche cofa alla liquirizia. L'odore 
adunque di quefto veleno a fecco e affatto innocente, e 
innocenti fono le molecole, che entrano eoli' aria nella 
bocca, o nel rtafo, e che vanno al polmone. 

Ma dove par che più fi tema quefto veleno, benché 
ancora efterno, e allora che fi riduce in vapori bruciato 
fu' i carboni, e ridotto in fumo, o che e bollito lunga- 
mente, e inalzato in vapori denfi. Neil' uno, e nelF altro 
modo ho voluto provarlo. Ho gettato più pozzetti del 
veleno fecco fopra i carboni accefi, ed ho fatto che il Pic- 
cione refpiraffe quel fumo, tenendolo colla tefta nel 
mezzo di eflb ; il Piccione non ha mai dato fegno di patir 
nulla. Ho fatto di più : ho fatto entrare quel fumo in un 
tubo di vetro alto 6 pollici, e largo quattro. Il tubo era 
tutto ripieno di un fumo denfo, e bianco, vi ho intro- 
dotto il folito Piccione, che non ha moftrato di fofirir di 
più che fé l'averli introdotto nel fumo di zucchero bruc- 
ciato. Son paflato in fequito a farne bollire una buona 
quantità dentro un vafo di terra. Ho efpofto ai vapori di 

eflb 



Americano detto Ticunas* 167 

eflb il Piccione; ve lo ho efpofto quando già il veleno 
cominciava, a divenir confiftente; ve lo ho efpofto 
quando già fatto anco più fodo cominciava a bruciare ai 
lati del vafo, e a ridurli tutto in vapori denfiffimi, e in 
carbone; l'animale non foffii nulla a neffuna di quefte 
pruove; e allora fu che non ebbi neppur' io alcuna diffi- 
coltà di odorarlo, e di efpormi a quei fumi. L'odore del 
veleno fecco che brucia fu i carboni è molto difguftofo, e 
fente l'odore di fterco bruciato. 

Ne deduco da tutte quefte efperienze, che i vapori, o 
fumi del veleno Americano odorati, o refpirati fono in- 
nocenti. M. de la condamine è ftato certamente in- 
gannato, quando ha fcritto, che quefto veleno fi prepara 
da donne condannate a morte, e che allora li conofce, 
che è arrivato alla fua perfezione, quando i vapori, che 
manda nel bollirlo, uccidono la perfona,che e obligata ad 
effer prefente.. 

Quefto veleno fi fcioglie facilmente e bene coli' acqua 
anche fredda, come ancora con gli acidi minerali, e vege- 
tabili. Neil' olio di vitriolo però fi fcioglie molto più 
tardi, che negli altri acidi, e diventa nero, come l'inchiof- 
tro, che non fuccede con nefluno degli altri acidi. Non 
fa alcuna effervefcenza né cogli acidi, né con gli alcalini, 
e non altera punto il latte, né lo tinge, fé non che del fuo 
color naturale. Non altera il fuceo di radici, né in rofeo, 

né 



1 68 Memoria /opra ti Fetenti 

né in verde ; ed efaminato col microfeopio nulla fi vede 
di regolare, e di falino, ma ben fi par fatto in gran parte 
di corpicciuoli minimi irregolari rotondaftrìa fomiglianzà 
dei fuochi vegetabili. Si difecca, fenza fcrepolare, a dif- 
ferenza del veleno della vipera, e meflò falla lingua ha 
un fapore eftremamente amaro. 

Da tutto quefto ne deduco, che non è né acido, né alca- 
lino, e che non è compofto di fali vifibili, né anco al mi- 
crofcòpio. 

Non tanto la curiofità quanto l'ordine, che mi ero pre- 
fiflò nel far le mie efperienze, mi portarono ad efami- 
nare, fé quefto veleno era micidiale applicato immediata- 
mente fopra gli occhi, o fé vi eccitava qualche malattia, 
o irritazione. Avevo già prima trovato, che il veleno 
della vipera era affatto innocente meffo 'fugli occhi, 
come lo è per la bocca, e per lo ftomaco ; onde ero curiofo 
di vedere i rapporti fra quefti due veleni fi attivi, e fi di- 
verti nella loro origine. 

Cominciai adunque a metterne una picciola quantità 
fciolta nelP acqua, fopra l'occhio d'un porchette d'India. 
L'animale non moftrò di fofrrir nulla né allora, né poi, e 
l'occhio non s'i infiammo punto. Ripetei l'efperienze dopo 
due ore fopra tutti due gli occhi del medefimo animale, 
e vi applicai una maggior quantità di veleno ; il porchette 
d'India non foffri il più picciolo incomodo, e gli occhi fi 

mantennero 



Americano detta ticunat. 169 

mantennero nel loro ftato naturale. Rinnuovai l'efpe- 
rienza fopra gli occhi di due altri porchi d'India coltne- 
defimo efito; e il medefimo efito ebbero tutte le efpe- 
rienze, che feci in feguito fopra gli occhi di molti altri 
animali, e fpecialmente fopra gli occhi dei cimigli. Non 
potei mai oflèrvare alcuna alterazione de loro occhi, o che 
quel veleno gli incomodafie di più di quel che avrebbe 
fatto l'acqua, fé gli aveffi bagnati con effa; onde credo di 
poter concludere, che il veleno Americano non è punto 
veleno meffo fugli occhi, e che non ha alcuna azione fo* 
pra di effi. 

Ma farà egli innocente prefo per bocca, e inghiottito? 
M. ©e la condamine, e tutti gli altri, che hanno par 
lato di quel veleno lo credono affatto innocente prefo per 
bocca e tale è l'opinione comune di tutti gli Americani. 
La ragione che lo ha fatto creder tale fi é, che fi poflònó 
mangiare impunemente gli animali uccìfi con quel ve- 
leno o per meglio dire colle frecci© avvelenate. Quella 
ragione è più ipeciofa che convincente, perchè potrebbe 
effer veleno introdotto nel fangue anche in piccoliffima 
quantità, e non efferlo, fé non che in una maggior dofe 
quando è prefo per bocca. 

Ecco le efperienze che ho fatto, le quali fervono ancora 
a renderci cauti prima di pronunciare anche dopo che fi 
è confultata l' efperienza medefima. 

Vol. LXX, Z Feci 



170 Memoria /opra il Veleno- 

Feci inghiottire due grani di veleno fciolto nel? acqua 
ad un piccolo coniglio e la sforzai in feguito a bere un 
cucchiajo da Tè di acqua per dilavar la bocca, e per fcen- 
dere tutto il veleno nello ftomaco. Quefto animale non 
moftrò di foffrir nulla, ne allora, né dopo. 

Feci bere ad un altro piccolo cuniglio, come fopra, tré 
grani di veleno, e non foffri nulla, come il primo. Ad 
un altro piccolo cuniglio feci bere quattro grani di ve- 
leno, e non ebbe nulla neppur' eflb. Le medefime efpe- 
rienze feci fopra tré piccoli cunigli, al terzo dei quali detti 
6 grani di veleno, e non ebbe nulla, come tutti gli altri. 

Credevo, che quefte efperienze poteflèro ballare, per 
aflìcurarmi, che il veleno Americano è innocente prefo 
per bocca, come lo è il veleno della vipera, ma mi farei 
ingannato. Èbbi la curiofità di provarlo fopra un piccolo 
piccione; gli detti a bere 6 grani di veleno, e mori in 
meno di 20 minuti. Replicai Pefperienza fopra due altri 
piccioni, e morirono tutti due dentro 30 minuti. 

Quefte ultime efperienze, che par che contradicano le 
prime, mi hanno obbligato di ripeterne molte altre di 
nuovo fopra i conigli, e fopra i porcbi d'India. Detti 
adunque a bere cinque grani di veleno ad un piccolo por- 
chetta d'India, e lo trovai morto dopo 25 minuti. Feci 
bere circa 8 grani di veleno ad un altro piccolo cuniglio; 
e quefto dopo 30 minuti pareva che non avelie nulla: 

ma 



Americano detto f/cunas. 171 

ma dopo altri 30, cominciò a reggerli male fu i piedi> : 
dope altri 4 cadde còme morto, e dopo altri quattro era 
morto affatto. Ad altri due piccoli conigli, e ad altri due 
pórchetti d' India feci bere circa 9 grani di veleno. Un 
cuniglio mori in meno di 45 minuti, e in 20 minuti 
erano morti i due pórchetti d'India. Quefti rifultato mi 
fecero credere, che una pivi gran dofe di veleno poteva 
produrre più ficuramente la morte, e che Tifteffa quan- 
tità di veleno produceva degli effetti diverfi nei medeffimi 
animali, fecondo lo flato nel quale fi trovava loro ventri- 
colo. Avevo in generale offervato nel far le efperienze fu- 
dette, che gli animali morivano più difficilmente quando 
avevano lo ftomaco più pieno, o non foffrivano nulla 
inghiottendo di quel veleno. Volli fame la prova in tre 
cimigli, e in due Piccioni, che tenni lungamente digiuni. 
Muorirono tutti in meno di 35 minuti, con foli tre grani 
di veleno. Ripetei l'erperimento in altri 5 animali, come 
fopra, ma a ftomaco pieno: non ne mori, che un folo. 

Ne deduco, come una verità di fatto, che il veleno 
Americano prefò per bocca è veleno, ma che fé ne 
richiede una quantità fenfibile per uccidere un animale 
anche piccolo. I fatti riportati fopra fui veleno Ameri- 
cano, che in piccola dofe è micidiale, mi farebbono cre- 
dere, che il veleno della vipera, che è innocente prefo per 
bocca in piccola quantità, foffe poi mortale prefò in mag- 

Z a gior 



1 7 a Memaria fóprà U Vèkm 

gior quantità. Quei fenfhmento di torpore che eccita 
fui la linguale che dura fi lungamente, par che baftiper 
non lo credere affatto inattivo, e che prefo in gran quan- 
tità potrebbe beniflìroo darla morte. MireÌèrvo<difasr 
quefta efperienza in qualche àltraoccafi©ne,e»llora farò 
ufo del veleno di 1 8, in ao vipere, che darò a mangiare 
ad un piccolo animale a ftomaco vuoto, e ardifco prefa- 
gire d'avanza che probabilmente morra, perché fé in pie- 
coliffima dofe toglie il moto, e il fenfo alla lingua, cioè i 
principi della vita in quell'organo; una più gran quantità 
dovrà torgli anche agli organi; i più effénziali alla vita 
medefinia. Se fi riflette, che prefó il veleno per bocca 
deve eftenderfi fopra una fuperficie grandiffima, fèmpre 
umida, e mefcolarfi coi cibi del ventricolo, che i vali ina- 
lanti fono minimi, non parrà più firano, che non nuoca 
quando è prefo in piccola quantità, come fi vede appunto 

del veleno Americano. 

Cominciai le mie efperienze fopra l'attività di quefto 

veleno col ferire con una lancetta imbrattata di veleno 
fciolto nelF acqua, diverfe parti degli animali. Ferii con 
efia un piccolo porchetto d'India per tre volte nella cofcia 
a diverfe diftanze. La lancetta era piena di veleno, ma 
l'animale non foffri nulla. A tré altri piccoli porchetti, e 
ad un cuniglio feci le medefime prove, e non ne mori 
nefiuno, né moftrorono di fofFrir nulla. In tutti queftì 
cali efciva il fangue fenfibilmente dalle ferite, onde fof- 

pettai, 



Americano detto fkunas. 173 

pettai, che il veleno non poteffe comunicarli, ma che 
folle fpinto addietro, come avevo obfervatodel veleno 
della vipera, che fpefib non nuoce per quella ragione. 

11 mio fofpetto venne ben prefto confermato dalle ul- 
teriori efperienze. Inzuppai un filo femplice di veleno, 
e con eflò trapaflai la pelle d'un porchetto d'India in vici- 
nanza di una poppa, non foffri malattia alcuna. Inzup- 
pai un nuovo filo a tre doppi, e lo lafciai prima afciugare 
un poco, temendo che il veleno rettane addietro fulla 
pelle nel paflare il filo per efTa. Lo feci paflare attraverfo 
la pelle d'una cofcia d'un piccolo cuniglio in vicinanza 
della pancia. Il cuniglio dopo 6 minuti cominciò a tre- 
mare, e a moftrarfi debole. Dopo un altro minuto cadde 
fenza, poterli più muovere. Di quando in quando dava 
delle piccole convulfìoni. Mori dopo altri fei minuti. 

Quefta medefima efperienza a fili doppi inzuppati fu 
da me ripetuta in altri due cunigli, e in tré porchetti 
d'India, e tutti morirono dentro 30 minuti, e caddero 
fenza forza, e convulfi dopo 6, in 7 minuti. 

Ero curiofo di vedere fé il veleno Americano poteva 
comunicarli agli animali, e uccidere, applicato femplice- 
mente alla pelle grattata, o appena ferita colla punta 
d'una lancetta. Avevo oflèrvato a Parigi, che il veleno 
della vipera comunica benfi una malattia locale in quei 
cali, e che altera, e corrompe la pelle, ma che non arriva 

ad 



174 Memoria /opra il Veìem 

ad uccidere. Il veleno Americano per l'oppofto non pro- 
duce mai alcuna malattia locale, come avevo oflervato, 
nel far J'efperienze riportate di fopra, e lafcia le parti fe- 
rite nello flato naturale; il che forma una differenza 
eflenziale fra il veleno della vipera, e il veleno Ame- 
ricano. 

Levai il pelo colle cefoje ad un piccolo porchetto 
d'India l'opra la pelle d'una cofcia, e lo graffiai leggier- 
mente con una Lima. Non efciva fangue vifibilmente, 
ma fi vedevano delle macchiette rofle, e la pelle inumi- 
dita. Bagnai la pelle con una gocciola di veleno fciolto 
neir acqua. Dopo i o minuti dette dei fegni di aver le 
conviilfioni, poco dopo cadde, fenza più muoverli, e folo 
di quando in quando aveva delle convulsioni più e meno 
grandi. Mori dopo %o minuti, La pelle dove fi era ap- 
plicato il veleno non era punto alterata. Quella es- 
perienza ebbe il medefimo efito fopra due altri por- 
chetti d*India, e fopra un piccolo cuniglio, che mori- 
rono tutti tre in meno di 27 minuti coi fegni più mani- 
fefti di convulfioni. Volli vedere fé gli animali più 
grandi potevano reggere a quello veleno applicato folo 
alla pelle graffiata. Golia punta d'una lancetta ferii leg- 
giermente ih molti luoghi la pelle prima fcoperta dei 
peli, di un gran cuniglio, e la bagnai con più gocciole di 
veleno. Dopo 1-5 minuti diventò meno vivace di prima, 

e crollava 



Americano detto 'ticunas. 175 

e crollava il capo di quando in quando, quafi che non lo 
potefiè foitenere, che con difficoltà, ma in meno di altro 
20 minuti ritornò cofi vivace, che prima. Ripetei l'efpe- 
rienza ibpra un altro cuniglio, ma più piccolo. Dopo io 
minuti dava de crolli col capo, appena poteva carninare, e 
reggerli fulle zampe, ma dopo altri 20 minuti ritornò 
cofi vivace, che prima. 

Rafai circa un pollice di pelle con un rafojo ad un co- 
niglio affai grande. Efcì un poco di fangue, benché non 
fi vedeffero i tagli. Meffi fopra la pelle circa 3 goccie di 
veleno. Dopo 6 minuti il cuniglio dette fegni di ftar male, 
e di effer molto debole. Un minuto dopo cadde, come fé 
foffe flato morto: appena refpirava fenfibilmente; di 
quando in quando aveva delle convulsioni. In meno di 
46 minuti fi riebbe a fegno che caminava molto bene, e 
cominciò poco dopo a mangiare, fenza- aver più fègno 
di male veruno. 

Graffiai la pelle d'una cofcia ad una gallina, e vi appli- 
cai il veleno. Non foffrì nulla, benché ripeteffi l'efpe- 
rienza due altre volte in altre parti della pelle. 

Scarificai leggiermente la pelle d'una cofcia ad un Pic- 
cione, e vi applicai il veleno fciolto nell' acqua. Dopo 25 
minuti era fi debole, che non fi reggeva più in piede, ed 
aveva delle convulfioni per intervalli. Cadde poco dopo, 
come fé foffe flato morto, e flette in queflo flato di morte 

appa- 



176 Merw-rì&fopra ti Fekno- 

apparente per più di tré ore. Poco a poco però cominciò 
a rimetteiffiy a fegno, che dopo mezza ora pareva che non 
aveflè avuto mai nulla. 

Queft' efperienza fopra i Piccioni fu replicata cinque 
altre volte. Tre morirono in meno di 20 minuti, e gli 
altri due caddero in convuMìone, ma fi riebbero alla 
fine. 

Da altre efperienze fatte dopo, tanto fopra i volatili, 
che fopra i quadrupedi ho potuto concludere, che il ve- 
leno Americano applicato fopra la pelle appena graffiata 
un poco può dar la morte, benché non fempre, né in 
tutte le circoftanze. Gli animali più grandi refiftono più 
facilmente all' azione di quel veleno; quando poi gli ani- 
mali anche più deboli non muqjono, fi trovano dopo 
poco tempo così bene che prima. 

Defideravo di fapere, che quantità di veleno fi richie- 
dava, per uccidere un' animale. Una limile ricerca io 
avevo fatto in Francia fui veleno delia vipera, dove avevo 
determinato la quantità di quel veleno, che fi richiedeva 
per ammazzare i divCrfi animali. Potevo ben prefumere, 
che pochiffimo veleno Americano baftafie per uccidere 
un piccolo animale, giacché una, o due gocciole applicate 
alla pelle graffiata aveva potuto togliere la vita a più 
d'uno. Ma volevo qualche cofa di precifo. 

4 Toccai 



Americano detto ficunas. 177 

Toccai un fiocchetto appena viabile di Cotone, con 
circa j^° d'una gocciola di veleno fciolto nelF acqua, il 
quale poteva eflere appena la 1 ^ m * parte di tutta la goc- 
ciola. Introdufii in Un mufcolo della cofcia d'un Piccione 
il fiocchetto di Cotone, e l'animale non moftrò di foffrir 
nulla. 

Due ore dopo meflì in tin' altro mufcolo un atomo di 
veleno fecco, che appena vedevo cogli occhiane il Piccione 
fbfirì per quefto. Replicai l'efperienza del veleno fecco in 
tre altri Piccioni, in un de' quali il pezzetto di veleno fecco 
era molto fenfibile, ma nefluno mori, o moftrò di foffrire. 
Feci la ftefla efperienza fopra tre porchetti d'India, e fopra 
due piccoli eunigli col medefimo fucceflb, e nefluno 
moftrò neanco di foffrire. Il veléno per altro non era 
flato fciolto dagli umori della parte ferita, e trovai i pez- 
zetti di eflb veleno affato intieri. 

Applicai fopra un mufcolo d'un altro Piccione un 
fiocchetto di cotone molto maggiore che quei di fopra, e 
Vi applicai circa 8 volte più di veleno. Il Piccione cadde 
dopo 6 minuti, e poco dopo mori. Applicai ai mufcoli 
di due porchetti d'India dei fiochetti di cotone imbevuti 
di veleno appreflb a poco come fopra. L'uno mori dopo 
1 4 minuti, l'altro cadde come morto dopo 6, ma fi riebbe 
poco dopo. 

V@L. LXX. A a Da 



1 78 Memoria /opra il Veleno 

Da quelle efperienze ne concludo, che fi richieda circa 
f~ di grano di veleno per uccidere un piccolo animale, e 
che è neceflàrio, che il veleno fi fciolga per dar la morte, 
o per cagionare qualche difordine neh' economia animale. 
Varie efperienze ho fatto per determinare fé il veleno 
Americano applicato alle creile ferite delle galline, o alle 
orecchie graffiate dei quadrupedi; era micidiale o perico- 
lofo, il veleno della vipera non è ordinariamente mici- 
diale in quelle parti, è la malattia non fi manifefta nella 
creila avvelenata, ma bensì nelle barbe, che gonfiano 
orribilmente, e a fegno di fare fpefib morir l'animale. 

Ho adunque ferite più volte la creila delle Galline, vi 
ho applicato il veleno Americano, ve l'ho infinuato due 
volte col cotone bene inzuppato di efib veleno, fenza aver 
mai potuto produrre alcuna malattia. Ma riefci l'efperi- 
mento meglio nelle orecchie. Dopo di aver fatti più ten- 
tativi tutti infruttuoli per communicare il veleno graffi- 
ando, o feriendo le orecchie di più cunigli, che non mos- 
trarono di fofirir nulla; alla fine mi riefci di farne morir 
due in meno di 30 minuti, dopo di aver loro applicato 
una gran quantità di veleno nelle parti più carnofe delle 
orecchie, che avevo ferite in moltiffimi luoghi colla 
punta della lancetta. 

Le efperienze delle orecchie mi avevano fatto vedere, 
che dove vi fono pochi vali fanguigni, o non fi comunica 

la 



Americano detto l'icunas. 179 

la malattia, o non è mortale. In quello il veleno Americano 
ha molta analogia con quello della vipera. Come il ve- 
leno della vipera è innocente affatto meffo fopra i tendini 
e ligamenti, fpecialmente fé privati di vali rolli ; cosi il 
veleno Americano meflò fopra quelle parti è egualmente 
innocente. E fuperfluo che io porti il dettaglio di quelle 
efperienze, che non potrebbe elfere che troppo lungo, e 
non affatto neceffario, come li vedrà dopo. 

Ero defiderofo di fapere, fé il veleno Americano infi- 
nuato ne mufcoli era più micidiale, che applicato alla 
pelle, anche traforata da banda a banda. Un graffo porco 
d'India, che aveva fofferto due giorni avanti per due volte 
l'operazione nella pelle tagliata, fenza foffrir alcuna ma- 
lattia, ed una terza volta con piccoli fegni di malattia, 
mori in meno di 1 a minuti dopo di avergli meno del 
veleno fulle fibre tagliate d'un mufcolo della cofcia. Dopo 
tre minuti cadde quali fenza fegni di vita, e con perdita 
totale di moto. Quella efperienza l'ho fatta dieci altre 
volte, e tutti gli animali fono morti, tanto i porchi d'India, 
chei Piccioni, e cimigli di mediocre grandezza; talché 
non pofio dubitar che le ferite avvelenate nei mufcoli non 
fieno più micidiali di quelle fatte nella cute, nelle orec- 
chie, e nelle creile delle Galline. 11 metodo più certo 
però di riefeire fi è di inzuppare bene nel veleno un pez- 
zetto di legno fpugniOfo, e tagliente, è di infinuarlo coli 

A a 2 quali 



x 8o Memoria /opra il Veleno 

quali leccato nella foftanza del mufcolo fcoperto. Ma 
quello metodo non ideici per altro per tre volte, che ne 
feci ufo fopra le creile delle Galline. Non potei vedere 
neffun fegno di malattia, benché il legno folle bene in- 
zuppato, e lo lafciam - per più ore nelle crefte traforate. 

In quella occalione feci ufo delle freccie : molte ne 
adoprai Traforando la pelle degli animali, e molte altre 
traforando i mufcoli. Non tutti gli animali, Ipecial- 
mente fra i graffi eunrgli, benché feriti con effe nella 
pelle morirono, febben peraltro ne moriffe la più gran 
parte; ma neffuno ne guari fra quelli a cui avevo tra- 
forato con eflè i mufcoli. in generale ho trovato, che 
le freccie fono più pericolofe, e più micidiali, che il 
veleno fciolto nell' acqua, quando è femplicemente 
applicato alle parti ferite. Ho trovato, che è più 
attivo il veleno delle freccie fé fi bagniano prima nell' 
acqua calda, e che allora operano più ficuramente, e più 
prontamente, e crefce ancor di più la loro attività, fé li 
inzuppano prima nel veleno bollito nell' acqua a con- 
fiftenzà di giulebbe. Vari animali anche grandi come 
i cunlgli fono caduti fenza poterli più muovere in meno 
di due minuti; qualcheduno de piccoli ha inoltrato di 
foffrire in meno di un minuto. 

Infinuai una freccia ben inzuppata prima nel veleno 

bollito nella Creila d'una gallina, e ve la lafciai un giorno 

4 intiero, 



Americano detto ticunas. j 8 1 

intiero, fenza che l'animale aveffe dato fegno di foffrir 
nulla. Il giorno dopo le traforai la crefta, e le barbe con 
due freccie preparate, come fopra, e ve le lafciai per io 
ore. La gallina non foffri nulla ne anco in quefta fe- 
conda efperienza. Allora gli infinuai una freccia attra- 
verfo un mufcolo delle cofcie, e mori in 42 minuti. 

Fra le richerche, che mi ero propofto nell' efame di 
quefto veleno, ve ne era una fopra le alterazioni, che po- 
teva foffrire unendolo agli acidi, e agli alcalini, come 
avevo fatto del veleno della vipera. Avevo trovato, che 
né gli acidi minerali più potenti, né gli alcalini più attivi 
toglievano le qualità mal facienti al veleno della vipera. 
Per quefto fine fciolfi nei tre acidi minerali il veleno, e ne 
fciolfi ancora nell' aceto di ftillato, e nel rum, e dopo 
qualche ora feci le feguenti efperienze. 

Feci dei piccoli tagli fopra la pelle d'un piccolo porco 
d'India, e la coprii più volte di veleno fciolto nell' acido 
nitrofo. L'animale non parve di foffrir nulla, che l'in- 
comodo meccanico della ferita, e dell' acido. Dopo \m 
ora era tanto vivace, che prima. Dopo due ore ripetei 
lìefperienza in un altra parte della pella preparata come 
fopra, che coprii di veleno fciolto nel Rum, e l'animale 
mori in meno di 4 minuti. 

Ferii leggiermente la pelle d'un piccolo cuniglìq, e vi 
applicai fopra più goccie di veleno fciolto nell' olio di 

vetriolo. 



1 8 2 Memoria /opra il Veleno 

vetriolo. Non morirò di foffrir nulla, ed era coli vivace 
che prima. Dopo 4 ore preparai un altra parte della 
pelle come fopra, e vi applicai poche goccie di velena 
fciolto neh' aceto diftillato. Mori in 6 fecondi, e cafcò in 
meno di quattro. 

Preparai la pelle al folito d'un altro piccolo cuniglio, e 
la coperfi con veleno fciolto nell' acido marino. L'ani- 
male non parve che fofFriflè nulla, dopo 6 ore applicai il 
veleno fciolto nel Rum ad un altra parte della pelle. 
Dopo 45 minuti cadde con convulfioni, ma li riftabili in 
meno d'un ora. 

Da quefte prime efperienze parrebbe, che gli acidi 
minerali renderfero innocente quefto veleno, e che per lo 
contrario l'aceto, e il Rum non vi facefTero alcuna alte- 
razione. Continuai le mie efperienze fopra il veleno 
fciolto nell' aceto, e nel Rum, e i refultati furono un 
poco vari. Di fei animali trattati col veleno fciolto nell' 
aceto, due foli morirono, due ebbero tutti i fegni della 
malattia di veleno, e due altri non ebber nulla. Di fei altri 
trattati col veleno fciolto nel Rum ne morirono cinque, 
e il fefto ebbe la malattia del veleno; onde par dimof- 
trato, che il veleno fciolto in que' due fluidi conferva le 
fue qualità micidiali. 

Per Poppofto ho ripetute le efperienze del veleno 
fciolto negli acidi minerali fopra fei animali, e neffuno è 

morto, 



Americano detto ficunas. 183 

morto, o ha moftrato di aver neflun principio di malattia 
di veleno. Mi venne il fofpetto, che forfè il veleno non 
ucciderle non perchè aveflè perdute le fue qualità mici- 
diali, ma piuttofto perchè non poteva infinuarfi nelle 
parti ferite a motivo della troppo grande azione degli 
acidi minerali fopra la pelle, e fopra i vafi, che raggrin- 
zano e brucciano in qualche maniera. Per rifchiarirmi 
di quefto dubbio feci evaporare al fuoco il veleno fciolto 
negli acidi minerali, e fatto fecco lo applicai più volte a 
più animali in diverfe parti della loro pelle. Ma nefluno 
dette fegno di foffrire. 

Pare adunque, che gli acidi minerali tolgano le qua- 
lità nocive al veleno Americano : dilli femplicemente, che 
pare, perchè fi potrebbe forfè fofpettare, che rimanendo 
un poco di acido unito al veleno dopo evaporato, fi pro- 
ducefTe la folita alterazione ne vafi della pelle. Avrei 
dovuto ripeter qualche altra efperienza dopo di averlo 
più volte lavato in acqua, e refo infipido, ma in quel 
tempo mi fono mancati gli animali per verificar quefto 
nuovo fofpetto, e dopo non ho più avuto tempo di ritor- 
nare fopra qxiefta materia. 

Intorno ai fali alcalini poflb dire, che non fono accorto, 
che aveflero alterato quel veleno per neflun conto, e refo 
meno micidiale di prima ; e bensì vero, che quefte efpe- 
rienze non le ho tanto ripetute, ne fi variate, come fi 

dovrebbe, 



184 Memoria /opra il Veleno. 

dovrebbe, e come avrei ancora fatto, fo non aveffi trovata 
gran difficoltà in procurar gli animali, e non aveffi avuto 
in vifta della efperienze più importanti affai. 

Era naturale che io fofpetaffi, che ficcome gli acidi 
impedifcono l'azione del veleno contro gli animali, potef- 
fero ancora effere un rimedio contro quel veleno. 

Preparai al folito la pelle d'un porchetto d'India, e la 
coperii tutta con veleno, e circa 40 fecondi dopo la lavai 
con acido nìtrofo, e poi con acqua pura. L'animale non 
foffri nulla. Dopo due ore lo avvelenai in un mufeolo, e 
vi applicai fubito l'acido nitrofo, ma cadde nel mo- 
mento convulfo e fenza forza, ed era morto dopo 2 
minuti. 

Ripetei queft' efperienza nei mufcoli d'un altro por- 
chetto d'India, ed appena avvelenato, gli lavai con acido 
nitrofo, e un poco d'acqua. Dopo due minuti cadde con- 
vulfo, ed era morto dopo 4. 

Avuelenai, come fopra i mufcoli di 4 piccioni, e nel 
momento dopo gli lavai con acido nitrofo. Morirono un 
minuto dopo. Dubitando che foffe affetto dell' acido ni- 
trofo piuttofo che del veleno, feci ufo di acido nitrofo 
molto indebolito fopra 4 altri piccioni, ma morirono tutti 
4, benché affai più tardi. Volli vedere, fé la femplice ap- 
plicazione dell' acido nitrofo ai mufcoli poteva uccidere i 
piccioni, e i piccoli porchetti d'India, lo fperimentai fopra 

due 



Americano détto ttcunas. 185 

due piccioni, e fopra due porchi d'India. I piccioni mori- 
rono tutti due poco dopo, ma non già i porchetti d'India, 
benché uno moftrafiè di aver molto {"offerto. 

Mi pare adunque, che gli acidi fieno-mi rimedio in- 
utile, o pericolofo applicato ai mufcoli avvelenati dell* 
animale. 

Nulla dirò di qualche altro rimedio, che ho adoprato» 
perchè ho trovato coli* efperienza, che tutto è inutile, o 
fi applichino pretto, o tardi, o efternamente, o interna- 
mente» Quando il veleno è infinuato profondamente» 
quando fi è già introdotto negli umori, qualunque rime» 
dio è già tardo, ed inutile» 

Mi reftava benfi da fare una ricerca affai piccante, e 
che avrebbe potuto ancora in qualche cafo effere utile» 
Le mie efper ienze fopra il veleno della vipera mi hanno 
«lata occafione di far la medefima ricerca fopra il veleno 
Americano. Avevo determinato con efiè il tempo che 
Impiega il veleno della vipera per diffonderli nel corpo 
dell' -animale; e quando poteva effer utile di reciderla 
parte avvelenata, o di far delle legature per impedire* che 
il veleno fi comunichi col mezzo del fengue alt' animale. 

Introduffi ne' mufcoli d'una gamba d'un piccione lana 
freccia Americana bagniata prima nelT acqua alida. 
Dopo quattro minuti feci una legatura mediocremente 
forte al di fopra della parte ferita, fubìto fopra del 

Vol. LXX. Bb evi 



1 8 6 Memoria /opra il Veleno 

e vi lafciai la freccia. Dopo, a 6 ore l'animale non parve 
che aveflè altra malattia che della femplice legatura. Air 
lora levai la freccia, e fciolfi la legatura. La parte era un 
poco gonfia, e livida; ma l'animale non mori per quello, 
benché non potefiè far ufo della gamba, che dopo molti 
giorni, e con qualche ftento. 

Eàfiài con una nuova freccia i mufcolid'ùn altro pie- 
rione, come fopra, e dopo fei minuti vi feci la legatura,,© 
vi lafciai la freccia., Dopo altri quattro minuti il piccione 
non aveva, più forza per foftenerfi, o.tener ritto il capò* 
Poco dopo cadde come fé f ofiè mortole mori infatti dopo 
altri fei minuti. 

Ripetei la medefima efperienza ibpra d'un altro pic- 
cione, e lafciai nei mufcoli la freccia. Dopo 8 minuti 
legai la gamba, dopo 3 altri minuti cominciò a dar legni 
di ftar male, ma poco dopo fi riebbe. Dopo 26 ore viveva 
ancora, benché i mufcoli follerò lividi. Levai la legatura,, 
e dopo due ore mori. 

Sottopofi un piccione alle iftefie efperienze, e feci l'afe* 
laciatura dopo 5 minuti, lafciando la freccia né mufcoli. 
Mori dopo due ore. 

Feci le ftefie efperienze fopra altri quattro piccioni, ai 
quali feci la legatura dopo due minuti. Nefiuno morì 
di eflì; dopo io ore levai le legature, e ne morirono trej 
il quarto guari perfettamente. 

Ripetei 



Americano detto tfcunas. 187 

Ripetei fopra altri quattro piccioni le medefime efpe- 
rienze nelle fteffe circonftanze, e levai le legature dopo 
30 ore. Ne morì un folo, e morì dopo due giorni, certa- 
mente per effetto della legatura troppo forte, che aveva 
prodotta la gangrena né mufcoli. Quelle fteffe efperienze 
fono ftate da me ripetute fopra piccioni molto più gio- 
vani, ai quali fi può tagliare fenza che muojono, la gamba 
fotto ài femore. Non ne morì neffuno di quelle ai quali 
avevo tagliata la gamba dopo due minuti, e due di dieci 
morirono, ai quali avevo tagliata la gamba dopo 3 mi- 
nuti. 

Con quefto metodo muojono meno piccioni, che 
colle legature, quaudo fi fa ufo di efiè nello ftefio 
tempo. La ragione è, che il taglio non produce morte, 
né alcuno fconcerto notabile in quefti animali, lad- 
dove la legatura fa fpeflò ingangrenire le parte ferite 
dalle freccie, e il piccione muore fpeflò della gangrena. 
Le medefime efperienze ho fatte fopra i piccioli porchi 
d'India, e i più piccoli cunigli, qviando tagliando le 
gambe, quando facendo le legature. I tifultati fono flati 
in parte analoghi a quelli offervatà nei Piccioni, benché 
un poco meno coftanti, e più incerti. 

In generale ho veduto, che fi richiede un dato tempo^ 
perché il veleno Americano fi comunichi all' animale, 
che quefto tempo è molto più grande che "quello che fi 
richiede, perchè fi comunichi il veleno della vipera, e 

B b 2 che 



1 88" Memoria i/opra 3 Pefem 

che gii effètti fopra gli animali fono più vaghi, e più va- 
riati nel veleno Americano, e che finalmente fi può gua- 
rire dall' un veleno, e dall? altro eoi recider le partì, 
quando fi pofìòn recidere fenza rifchio della morte, e fi- 
faccia il tagliò in tempo. 

Nelle mìe efperienze fatte fopra il veleno della. vipera 
ho trovato che non è poi veleno- per tutti gli animali; é 
che vi fono degli animali a fangue freddo* per i quali è, 
afratto innocente. Ero curiofo di vedere fé feguival'ifteflb 
del veleno Americano. Tutti i fcrittori del veleno Ameri»- 
eano ci dicono, che è veleno per tatti gli animali, ma il 
credere unaeofà è ben lontano dal provarla; Ci vogliono 
delle efperienze, ce ne vogliòn mokiffime, e non fi vede 
che ne abbiano fatte, abbaftanza per cavare una illazione 
fi generale,. 

Cominciai dàllf infirmarlo nei mufcoli delle rane, le 
quali morironoin poco tempo* Paffai alle anguille, nelle 
quali infinuavo delle freccie verfo la coda, e morirono 
tutte benché molto tardi. 

Avevo trovato il veleno della vipera affatto innocente 
per la vipera medefima, e per quei ferpenti, che in -Tof- 
cana fi chiamano banchi, e dai francefi fono chiamati 
couleuvres. Di queiti ultime non ne potei avere che due 
foli, onde npn feci che poche efperienze, benché io le creda 
decifive affatto» Ne ferii uno con una freccia bene im- 
i brattata 



Americano detto tficunas. 189 

brattata di veleno a conlìftenza di fciroppo, verfo la coda, 
e vi lafciai la freccia nei mufèòli. Nel luogo per dove in- 
finuai la freccia avevo prima fatto una incifione, perchè 
poterle entrare facilmente nei mufcoli anche il veleno 
fciolto, che era fopra la freccia. Nel luogo poi della ferita 
v'infinuai dei nuovo veleno facendo de' piccoli tagli nei 
mufcoli. Il ferpente non moftrò di foffrir nulla, e dopo 
più ore era cofi bene che prima. Lo ferrai dentro di una 
caffa, la quale avendo aperta dopo altre fei ore trovai, che 
il ferpe era fuggito, né potei più ritrovarlo dopo. In un 
altro, un poco minore, ripetei l'efperienza più volte a di- 
verri intervalli. L'ultima volta infinuaidue freccie avve- 
lenate nei mufcoli della coda, e ve le lafciai per 24 ore. 
Intorno alle ferite >vi applicai più volte il veleno a con- 
fluenza de fciroppo, e ve lo introdurli a gran doli con uno 
ftecco. L'animale non morì, e non parve che fofFrifie 
fènfibilmente. 

Quefta ftefla esperienza ho potuto però farla più volte 
fopra le vipere, nefTuna è morta per il veleno, benché 
qualcuna forfè ferita nei mufcoli verfo la coda di più 
freccie, e bene fpalmata di veleno a conlìftenza. di fci- 
roppo. Lafciavo le freccie per 20, e 30 ore nei mufcoli, 
né per quefto ne morì mai alcuna. E benfi vero, che al- 
cune poco dopo avvelenate parevano meno vivaci di 
prima, e pareva, che la parte ferita, o la metà, pofteriore 

del 



190 Memoria f opra il Veleno 

del corpo aveffe pèrduto fenfìbilmente del fuo moto na- 
turale, e quefto torpore durò in alcune per molte ore, al- 
tre poi erano fempre tanto vivaci, che prima. 

Non dubito dopo tutto quefto di aflèrirq, che il veleno 
Americano è affatto innocente per quefti animali a fangue 
freddo, come lo è il veleno della^ vipera; nella qual cofa 
quefti due veleni hanno una analogia molto grande: 
benché l'uno non fìa che una gomma animale, come ho 
dimoftrato altrove, e l'altro un femplice fucco vegetabile. 
Mi rimaneva di effeminare l'azione di quefto veleno 
fopra gli animali viventi; o fìa, quali fieno le parti alte- 
rate dal veleno Americano nelF animale, per cui ne fegue 
la morte. 

Tutto concorreva a far credere, che eccitaffe una di 
quelle malattie, che dai medici moderni iòn chiamate 
nervofe. I fintomi della malattia foni i più precifì, e i 
più decifi per quel genere di malattie. Gonvulfioni, de- 
bolezze, perdita totale di forze, e di moto, fentimento 
diminuitelo quali tolto affatto; fono. i fintomi più comuni 
di quel veleno negli animali. Spellò ii oiferva, che l'ani- 
male da vivace, che era un momento prima, fi trova un 
momento dopo fenza moto, e fenza fenfo, e proflimo alla 
morte. Ho oflervato in generale un fìntoma .che pare 
una vera dimoftrazione,che la mallatià prodotta daquefto 
veleno fìa parimente nervofa. Se l'animale non muore 

in 



Americano détto Ticunas. 191 

m pochi minuti, li trova tanto bene che prima, e non 
pare che habbia {"offerto nulla, benché fia rimallo in uno 
flato di letargo tal volta per più ore, fenza legni certi, e 
manifefti di vita. Quello è appunto il cafo di quelle ma- 
lattie che li chiamano nervofe: vengon fpeflò ad un 
tratto, rifvegliano quando de' moti, e quando privano af- 
fatto di forze, ma appena: cominciano a diffiparu* gli 
effetti. della malattia, che laperfona li trova beniffimo, e 
appena lì accorge d'aver fofferto qualche male. Ma tutti 
quelli fegni non potranno più impormi dopo le mie efpe- 
rienze fòpra il veleno della vipera: anche la malattia pro- 
dotta da quel veleno ha dei fintomi delle malattie ner- 
vofe, e pare, che i nervi fieno affetti principalmente, 
benché l'èfperienza abbia decifo il contrario. Bifogniava 
dunque anche qui ricorrere all' efperiènza, e non fi lafciar 
fedurre da teorie male invaginate, e da ragioni apparenti. 

Per procedere con metodo in una queftione coli im- 
portante, ho creduto bene di cominciare dall' efaminare 
fé il veleno Americano produce qualche alterazione fen- 
fibile fopra il fangue degli animali cavato dei vali, e mes- 
colato con eflb. 

Ho recifo il capo ad un piccione, ed ho ricevuto in due 
bicchieri tepidi, e conici, il fangue ancor caldo d'un pic- 
cione. In ciafcuno dei bicchieri ne feci cadere circa 80 
gocciole. In uno de bicchieri meflì quattro gocciole di 
2 acqua, 



i g i Memoria /opra ti Feìériò 

acqtia, nell' altro quattro gocciole di veleno fciolto pan* 
mente nell' acqua. La quantità del veleno delle quattro 
gocciole, appena arrivava ad un grano in pefo, quando 
era fecco. Nel medefimo iftante girai i due bicchieri per 
pochi fecondi egualmente, e in modo che le materie fi 
mefcolaflèro» Dopo 2 minuti il fangue mefcolato coli 1 
acqua, fi era coagolàto* L'altro fangue unito al veleno 
Americano non fi coagolò mai, ma era in vece più ofcuro, 
e più nero dell' altro, che era roffeggiante al folito. Dopo 
3 ore era ancor fluido come prima, quando nell' altro 
bicchiere fi vedeva, che il fiero fi era già feparati dalla 
parte roffa» 

Efaminai col microfcopio allora, e dopo, il fangue de 
due bicchieri, e trovai che nell' uno, e nell' altro i glo» 
betti rofli confervavano la loro prima figura, e che non 
differivano punto fra di loro. 

Quefto efperi mento ripetuto più volte ha fémpre avuto 
il medefimo fucceflb, talché par cofa evidente, che il ve- 
leno Americano non altera fenfibilmente i globetti rofli 
del fangue nelle circoftanze accennate. Non lafcia però 
di efler degno d'attenzione^ che quefto veleno è fi lontano 
dal coagulare il fangue, che anzi impedifce aflblutamente 
che egli fi coagoli, come fegue quando il fangue è cavato 
dai vali; né fi può dire che egli attenui, o difciolga il 
fangue, perchè nulla di quefto fi offerva, quando fi 

efamina 



Jf nericano detto ficunas. 193 

efamina al micvofcopio. La parte rolla è figurata carne 
nello ftato naturale, e nulla fi offerva di più Cottile, e di 
più fluido in queir umore. 

Una cofa affatto limile abbiamo oflèrvato ancora fuc- 
cedere col veleno della vipera, tal che gli effetti, o altera- 
zioni fatte da quelle due veleni fui fangue cavato dai vali 
pajono affatto limili; l'uno e l'altro veleno impedifcono, 
che il fangue lì coagoli, e né l'uno ne' l'altro fcioglie, o 
aitera i globetti del fangue, e la fòla differenza fra elfi 
confitte, che il' veleno della vipera tinge affai più in nero 
il fangue, che il veleno Americano. 

Il veleno della vipera non altera i globetti, né anco 
quando li comunica all' animale vivente, e che ne fegue 
la morte dell' animale medefimo. L'ifteflò ho offervato 
nell' fangue di quelli animali, che fono morti dal veleno 
Americano, talché i due veleni convengono mirabil- 
mente in tutti quelli cali. Ma li è veduto, che il veleno 
della vipera produce una alterazione fenfibile fopra la 
malfa del fangue in generale negli animali mprficati; la 
fleffà attenzione ho creduto di dover portare nell' efame 
del fangue degli animali morti per il veleno Americano. 

In generale mi è parlò, che i mufcoli degli animali 
morti dal veleno Americano follerò più pallidi di prima. 
I vali venoli verfò il cuore mi tòno parli più turgidi del 
folito. Il fangue un poco più ofcuro dell' ordinario, ma 

Vol. LXX. Co non 



194 Memoria /opra il Veleno 

non moltiffimo, e non coagulato. I vifceri del baflb 
ventre non fenfibilmente alterati, il cuore, e le orec- 
chiette in flato naturale, il cxiore però par che abbia 
qualche volta i fuoi vafi efterni più vilìbili, e quafi 
injettati. 

Ma ho offervato però una grande alterazione in un 
vifcere dei più eflènziali alla vita. Il polmone è mi parfo 
femprè molto alterato. L'ho trovato generalmente mac- 
chiato più, e meno, e fpeflò di macchie affai larghe, e 
livide. In alcuni fi farebbe creduto, che fofie tutto pu- 
trefatto. Quefta alterazione in un vifcere fi effenziale alla 
vita merita la più grande attenzione, e mi è parfo, che 
fia tanto più grande, quanto più l'animale è viffuto,. 
dopo di effere fkato avvelenato. Ho offervato il polmone 
di alcuni animali efler qua e là trafparente, fpecialxnente 
verfo i lembi. Si vedeva beniffimo l'aria polmonare at- 
traverfo della membrana efterna. L'ho efaminato col 
microfcopkv ed ho offervato beniffimo le piccoli vefci- 
chette polmonare irrigate di vafi per la più gran parte 
privati di fangue. 

Per quanto fofie grande quefta alterazione in un vif- 
cere tanto importante non fapevo affatto perfuadermi, 
che fola poteffe produrre una malattia cofi grande, e cofi 
momentanea, e che tutta l'azione del veleno foffe fola- 
mente contro il fangue, e contro il polmone. E vero, che 

avevo 



Americano detto Ticumas. 195 

avevo l'efempio del veleno della vipera, che produce 
qualche cofa di lìmilej ma quello veleno produce un co- 
agulo quali generale del fangue medelimo, che non fi 
oflèrva certamente nel veleno Americano. 

In una ricerca così importante, e lì ofcura nel tempo 
fteffo, ho creduto di dover ricorrere all' efperienza mede- 
lima, e di efaminare gli effetti del veleno Americano in- 
trodotto immediatamente nel fangtie. Mi fon fervito dei 
medeflìtni mezzi che ho adoperati per introdurre nel 
fangue della jugulare il veleno delle vipere. Un filon- 
cino di vetro ricurvo in punta faceva le veci d'una piccola 
lìringa. Con quello fifoncino alforbivo il veleno Ameri- 
cano fciolto prima nelP acqvia, e aperta la vena jugulare 
lo fpingevo dentro di effa. Siccome il metodo di far 
quella forta di efperienze è di già defcritto nelle mia 
opera fui veleno della vipera, ho creduto di non dover 
qui darne a parte una defcrizione. L'efperienza è tal- 
mente condotta, che il veleno entra per la jugulare nel 
fangue, fenza toccare a nelfuna parte tagliata del vafo, 
neanco della jugulare medefima. 

Quattro gocciole di veleno fciolto nell' acqua io meffi 
nella Aringa di vetro per la prima efperienza. La quan- 
tità del veleno nelle quattro gocciole appena poteva mon- 
tare ad un mezzo grano. Introdotto il becco ricurvo 
della lìringa nella jugulare d'un grofliffimo cuniglio, 

C e 2 nell' 



1 9 6 Memoria /opra il Veleno 

nell'' atto di fpingere lo ftantufi», m'accori! che il veleno 
era ritornato indietro, a motivo che lo ftantuffo non s'ac- 
coftava bene alle pareti della fìringa, onde dilli alte per- 
fone, che erano prefenti, che l'efperienza era mancata» 
Ma reftai forprefò quandolèntii dirmi, che l'animate era 
già morto. Io non credo, che vi correfièro dieci fecondi 
dal momento in cui viddi il veleno ritornare indietro, al 
fentir dire che l'animale era già morto, e lo era in fatti. 
Jo non. poffo dire, che quantità di veleno fia ftata intro- 
dotta nei fangue, fé l'animale è morte bifogna pure che 
ne lìa ftata introdotta una quantità fufficiente; fenzadt 
quello io avrei giudicato dalla quantità del veleno ritor- 
nato addietro, che neppure un atomo ne foflè entrato» 
sella jugulare. 

L'animate era talmente morto, che non appariva alcun 
fegno o moto di refpìrazionè, e tutto il corpo era eoli caf- 
cante e rilafciato in tutte leparti, che non fi trova negli ani- 
mali neanco morti da lungo tempo. La morte di quefto 
animale è ftata coli vicina all' introduzione del veleno che 
non è.parfo che vi correfiè neflun tempo fenfibile: mi é 
parfa molto più pronta, che ne* cali del veleno, della vi- 
pera introdotto nel fangue nel! Itene cìrcoftanze.. 

Rimeftà la mia Aringa in migliore flato vlatrodufiì 

due gocciole fole di acqua a cui avevo prima unito \ di 

gocciola del veleno di fopra Iciolto nell' acquai. Appenai 

3 incominciai 



Americano detto llcunar. 197 

incominciai a fpingere il veleno per la jugulare, che 
veddi il cuniglio cader morto, come fé foffe flato toccato 
dal fulmine. Jo non credo che fofle introdotto nel 
fangue mezza gocciola del liquor della fciringa, quando 
l'animale cadde fenza moto, e fenza vita. 

In generale mi par di poter dire da altre esperienze 
fatte poi, che quello veleno introdotto immediatamente 
nel fangue per la jugulare uccide più preftoj e in minor 
quantità del veleno della vipera. La morte fegue cofi da 
vicino l'introduzione del veleno nel fangue, che previene 
ordinariamente le convulsioni delF animale. Se li prende 
una minor quantità di quel veleno allora fi offèrvano le 
folite convulfioni, e battimenti, e la morte non fegue cofì 
Cubito. 

E vero che il fangue non é coagulato, ne si alterato nel 
colore* come quando s'introduce nella jugulare il veleno 
della vipera» ma non per quello la morte fegue più tardi, 
e non è men certo, che il veleno Americano introdotto 
nel fangue immediatamente, come il veleno della vipera, 
uccide nella fteffa maniera gli animali. 

Quella è une verità di efperienza, a cui nulla vi e da 
opporre, comunque poi polla efière ofcura, o poco s'in- 
tenda la caufa della morte nei cali di fòpra. Il veleno 
Americano introdotto nel fangue uccide l'animale nell' 
iftante, onde pare ancora indubitato, che quando fi ap» 

plica 



198 Memoria /opra il Veleno 

plica efteriormente ad una parte ferita d' tin animale vì- 
vente, polla e debba ancora portare per mezzo del fangue 
de gravi fconcerti all' economia animale, e la morte mede- 
lima. La morte dell' animale, che feque nel momento, 
che fi introduce quel veleno per le jugulari nel fangue, 
pare una dimoftrazione, fenza replica, che in quei cali 
tutta l'azione del veleno è contro il fangue medefimo, e 
che il fiflema nervofo non è punto affetto, o alterato. Ma 
tutto quefto non è ancora una prova, che i nervi non pof- 
f ano efière più è meno affetti da quel veleno, qviando la 
morte feguè molto più tardi, e qua do fi applica eflerna- 
mente fulle parti ferite. In quefti cafi vi fono principal- 
mente le convulfioni, e tutti i fegni d'una malattia ner- 
vofa. Può adunque beniffimo il nervo effere affetto dal 
veleno, ed effer la principal cagione della morte dell' 
animale. 

Bifognavo per altro anche qui ricorrere all' efperienza 
diretta, come fi è fatto del veleno della vipera, e vedere 
quali fconcerti, e malattie produce il veleno Americano 
applicato immediatamente fopra i nervi, fenza toccare 
ai vafì. 

Le mie efperienze fono ftate fatte fopra i nervi fciatici 
dei più groffi cunigli, ed ho preparati quei nervi nella 
medefima maniera che ho fatto a Parigi operando fui 
veleno della vipera,, e per quefto io non darò qui alcun 

dettaglio 



Americano detto lìcunas. 199 

dettaglio rifguardante il metodo di preparar quelli nervi» 
Accennerò benfi un picciol numero di efperienze principali 
fatte fu i nervi, perchè fi vegga la varietà, che ho incon- 
trato principalmente nei primi tentativi, i quali avrebbono 
potuto ingannarmi, fé non mi foffi oftinato a moltiplicar 
le mie efperienze, e a variarle a proporzione, che trovavo 
dei rifultati poco conformi. A quella coftanza, o ostina- 
zione, che fi voglia chiamare, io devo principalmente le 
nuove verità, che credo di aver trovate fopra i due veleni 
della vipera, e del Ticunas. 

Ifolato il nervo fciatico ad un cuniglio vi paflai per di- 
fotto un cencio fino a più doppi, e pofi fopra il nervo un 
fiochetto di fila ben imbrattato di veleno Americano a 
confiftenza di fciroppo. Coprii il nervo con il medefimo 
cencio, perchè il veleno non fcorrefle nei mufcoli fcoperti 
dell' animale, e cucii al folito la pelle. Dopo io minuti 
il cuniglio cominciò ad aver delle convulfioni, q non più 
reggerli in piede^ a cader con tutti! fegni dell' mallatia 
di veleno, e morì poco dopo. 

Ripetei quella efperienza in un altro cuniglio, e pro- 
curai d' inviluppare con dei cenci, anche meglio, il nervo 
avvelenato, come fopra. Quello fecondo cuniglio non 
morirò di foffrir nulla per 1 o ore di feguito, che l'offer- 
vai, ma dopo due altre ore lo trovai morto da poco prima, 
perchè era ancora caldo. 

1 Sofpettai, 



a o o Memoria /opra il Veleno 

Sospettai, che il veleno applicato al nervo, eflèndo in 
qualche quantità notabile, potefle alla lunga penetrare, 
unitamente agli umori delle parti tagliate, attraverfo i 
cenci, e portar la fua azione fopra i mufcoli, e le parti 
adiacenti. Bifognava dunque, o ibernare il veleno, o au- 
mentare i cenci, e impedire qualunque diffufione di ve- 
leno attraverfo di effi. Mi attenni a quefto ultimo come 
più ficuro. 

Ifolai il nervo fciatico al folito ad un cuniglio,e vi polì 
per difetto un cencio finimmo a moltifiìmi dopi». Col- 
locai fopra il nervo il fiocco de* fili ben inzuppati nel ve- 
leno, e coperfi ogni cofa coi lembi del cencio. Quefto 
cunigtib viffe 24 ore, e folo dette fegnio di ftaf male nell* 
ultima ora, ma fènza, che potefli fofpettare che monne di 
malattia di veleno. 

Preparai ad un nuovo cuniglio il nervo fciatico, come 
fopra, e lo coprii di veleno, e dei foliti cenci. Mori dopo 
40 ore, fenza légni di malattia di veleno. 

Feci la medefima efperienza del nervo fciatico fopra 
altri tre cunigli, avendo tutta l'attenzione, che i nervi 
avvelenati foflero ben coperti dei cenci, e non vi fofiè 
fofpetto alcuno, che il veleno fi potefle diffondere attra- 
verfo di effi. Uno morì dopo 3 giorni, e gli altri due 
vivevano ancora dopo 8 giorni. 

Preparai 



Americano detto l'ictinas. voi 

Preparai appunto còme fopra i nervi di due altre eu- 
nigli, ma fenza veleno per fare una eìperiehza di con- 
fronto* Un cuniglio morì dopo 36 ore, e l'altro viveva 
dopo 8 giorni. 

Quefte efperienze mi parevano fufficienti, per giudi- 
care fé il veleno Americano applicato efternarnente ai 
nervi è capace di produrre qualche fconcefto, ©"malattia 
néir animale, ma mi reftava da fapef e, fé era egualmente 
inattivo quando fi applicava ai nervi feritijOfia alla polpa - 
medefima dei nervi. 

Preparai come fopra il nervo fciatico d'un cuniglio, e 
prima di applicarvi il veleno lo ferii più volte con una 
lancetta da parte a parte. Appunto fopra là parte ferità 
del nervo applicai il veleno. Il cuniglio vifle cinque 
giorni, e mori fenza fegni di mallattià. Ripetei l'éfpe- 
rienza fopra un altro cuniglio colle medefime cìrcoftanze, 
il quale viveva ancora dopo 8 giorni. 

Variai un poco l'efperimento fopra i nervi di tre altri 
cunigli. In vece di far colla lancetta molti tagli aprii il 
nervo longitudinalmente perpiu di cinque linee, e infinuài 
per la feffura i fili ben inzuppati di veleno, e coperfi bene 
ogni cofa. Uno mori dopo 60 ore, fenza fegni di mal- 
lattià di veleno, e gli altri due vivevano dopo 8 giorni. 

Credetti di dover variare ancora quefta feconda fotta di 
efperienze, e di farne qualcheduna recidendo il nervo, 

Vol. LXX. D d come 



2*02 Memoria /opra il Veleni 

come avevo: fatto eliminando il veleno; della vipera. Re- 
cidevo il nervo fciatico il pk* lontano,, che poteva dal 
capo, perchè io potè ili facilmente invilupparlo coi cenci. 
La parte ifolata del nervo nei più groffi cunigli èra circa 
un pollice e mezzo. Collocato il nervo fopra i cenci» lo 
fpalm avo bene di veleno* nella parte recifa,. e coprivo ogni 
eofa corfoliti cenci. 

Quefto efperimento lo feci fòpra 6 cunigli, due mori- 
rono in 40 ore, due dopo 3 giorni, e due vivevano ancora 
nel quarto giorno. 

Per fare una efperienza di confronto preparai come 
fopra i nervi di due cunigli, che rechi, ma non avvele- 
nai. Uno morì dopo 36 ore, e l'altro viveva nel terzo 
giorno.. 

La coffanza dei rifiutati di quelle efperienze fòpra i 
nervi mi ha fatto creder fuperfluo di ripeterne di più, e 
ho creduto, che non lafciaffero alcun dubbio in chi è av- 
vezzo a fperimentare, e non è prevenuto per ipotefi mal 
provate. Qui fi vede, che il veleno Americano non è ve- 
leno applicato comunque ai nervi, e che non produce 
alcun fenfibile fconcerto fopra l'economia dell' animale 
vivente in quei cali. Quefto è quello che depone Pefpe- 
rienza immediata. Il fupporre qusllo che non fi vede, 
il credere quello, che è contraddetto dall' efperienza è 
fognare nelle cofe fifiche, e correr dietro all' errore per 

la 



Americano detto e ticunas. 203 

la verità, e adottar l'immaginazione per il fatto. Il ve- 
leno Americano, rimile in quello al veleno della vipera 
non è veleno per i nervi, ed è un fucco innocente comun- 
que applicato ad elfi, come lo è il veleno della vipera. 
Ma quello veleno uccide nella più piccola quantità, e uc- 
cide nel momento, fé fi introduce immediatamente nel 
fangue per la jugulare, come fa il veleno della vipera; la 
fua azione è adunque tutta contro il fangue e non già 
punte contro i .nervi, qualunque poi fia il principio, o il 
*meccanifmo per cui ne fegue la morte. 

Gli effetti, e le alterazioni del veleno della vipera fopra 
del fangue fono più decifi, e più evidenti. Vi è un co- 
agulo, che non fi può negare, e che non fi oflerva nel 
fangue degli animali morti per il veleno Americano. Ma 
fi vede però in quelli una grande alterazione nel pol- 
mone, e che quel vifcere è nel più gran difordine, 

E vero che la morte fuccede fi fubito injettando fpe- 
cialmente il veleno Americano per i vafi, che non fi può 
ben comprendere come fucceda la morte in fi breve 
tempo: fi direbbe, che appena il veleno è arrivato al 
cuore, che l'animale è già morto; né fi intende bene, 
come pofìano morire gli animali a fangue freddo, come 
per efempio le rane, che vivono fi lungo tempo a circo- 
lazione arreftata, benché fia vero, che muojono molto 
più tardi per quei veleni degli altri animali a fangue 

D d « caldo» 



ao4 Memòria /opra U Fehfto 

caldo, Unmmore, o il fangue alterato da un veleno può 
produrre poco a poco negh animali a fangue freddo dei 
(concerti anche maggiori di quello, che pofiàno eflCèr 
prodotti dalla circolazione arreftata. 

La morte, che fegue immediatamente introdotto il ve* 
leno nel fangue potrebbe far fofpettare, che vi è in quelli 
timore un principio più attivo, più fattile,, e più volatile, 
che sfugge la vifta più. acuta ed il miqpfcopio medefimo. 
Quefto principio parebbe in quefta ipotefì necefiariQ 
alla vita, e fopra di quefto principio fi crederebbe che il 
veleno portafTe principalmente la fua azione. 

Che veramente efifta nel fangue un principio più at- 
tivo e più volatile, par che fi pofla fofpettare dal veder 
che il veleno della vipera impedifce il eoagolo del fanguèt 
cavato dai vafi, e che per contrario' lo produce dentro de 
vafi medefimi. Nel primo cafo fi crederebbe, che è eva- 
porata dal fangue qualche cofa, che efifte nel fangue den- 
tro de' vafi. In quefta ipptefi quefto principio attivo, e di 
vita potrebbe confiderarfi come il rifultato di tutta J'eca~ 
nomia animale, nei nervi anderehbon© efelufi, che anzi 
potrebbono concorrervi il più. Ma tutto quefto non*ò, 
che femplice congettura piuy o meno probabile, e che 
l'efperienza non dimoftra. Biibgna tenerci: ai fatti Certi, 
qualunque poi fia la maniera di fpiegarli. Quefti fatti 
a fono 



Americano detto Ticunas. 205 

fono, che il veleno Americano non agifce punto contro i 
nervi, e che agifce intieramente contro del fangue. 

Nefluno avrebbe dubitato prima delle mie efperienze, 
che l'azione del veleno Americano non foffe immediata- 
mente contro de' nei vi. Tutti i fegni efterni la dichia- 
vano tale. Quefti fegni fono adunque equivoci, e a torto 
fi prendono dai medici per prova ficura, che la malattia 
fia puramente nervofa. Vi poffono effere tutti quefti 
fegni fenza che i nervi fieno punto affetti : il folo fangue 
alterato bafta per farli nafcere nel momento. 1 più gran 
medici hanno attribuito ad alterazione nervofa la malattia 
prodotta dal veleno della vipera, e dal veleno Americano; 
tocca ora ad eifi medefimi di efaminare, fé altre malattie, 
che fi fono attribuite ai nervi non fono piuttofto malattie 
dei fluidi, malattie del fangue. Il fofpetto è grande, i 
fegni equivoci, il principio non dimoftrato nella fua gè* 
neralità. Io non voglio già negare, che nefluna malattia 
pofla mai derivare dai nervi; quefto farebbe dare in un 
eftremo, per evitarne un altro. E indubitato, che molte 
malattie fono riervofe nella loro origine, e che molte 
altre lo fono per alterazione feguita in altre parti, anche 
femplieemente fluide;, le pafiìoni dell' animo ci fanno 
vedere quel che poflano i nervi fopra le parti del corpo 
vivente. Ma tutto quefto non prova già, che tutte le ma- 
lattie attribuite ai nervi fieno nervofe, e che i fegni ordi- 
nari 



a o 6 Memoria /opra il Fekm 

nari di quelle malattie non fieno equivoci. Ed è poi certo 
che i veleni da noi efaminati non hanno alcuna azione 
immediata contro i nervi, come fi è creduto comune- 
mente fin qui. Si vorrà da tal uno òbjettare, che forfè il 
veleno della vipera, e il veleno Americano non agifcono 
che folle ultime extremità nervofe, e che per queito 'fono 
innocenti quando fi applicano ai tronchi nervofi. Ma 
cofa non fi può mai obiettare quando fi vuol femplice- 
mente òbjettare, e imaginar delle difficoltà? La più pie- 
scòla circoftanza variata bafta allora; e chi non .fa trovar 
varietà quando è fi difficile, che due cofe fieno in tutto 
fimili affatto ? In quanto a me offervo che la foftanza 
interna dei nervi non fi vede diverfa da quello che è 
alle eftremità di effi nervi, che il tronco è foggetto 
al dolore come lo fono le eftremità, e che non immagino 
ipotefi, che i fatti non confermino. 

Nella generalità delle illazioni, che deduco dalle mie 
efperienze poflb effermi ingannato, e poffo eflèrrni in- 
gannato ancora in qualcuna delle efperienze medefime, 
■benché abbia procurato di farle bene, ed abbia cercato la 
verità, fenza prevenzione. Non dubito che chi vorrà. ap- 
plicarfi a quefte ricerche dopo di me non trovi delle cofe 
da aggiugnere, e forfè ancora da correggere. A me balìa 
-di aver aperto una ftrada.a nuove verità, e. che i fatti prin- 
cipali che avanzo fiano veri. 

La 



Americano detto ticunas. 207 

La più gran parte di quelle mie efperienze fono fiate 
fatte alla prefenza di- Mr. ingenhousz, medico delle 
LL.MM. Cefàree, mio particolare amico, e tiomo, che ha 
mofl'rato in phr opere il talènto raro di: ofiervatore. Il 
Sigi Tiberio cavallo fi è trovato prefente anche eglia 
molte delle più importanti. Ho creduto coli' autorità di: 
due perfòne conofciute dai dotti di conciliare più di cre- 
dito alle mie efperienze. 

Dopo aver finito le mie efperienze fopra il veleno 
Americano un mio amico a Londra mi ha procurato un 
gran numero di freccie dell' Indie orientali.. Ho vo- 
luto fare qualche efperienza ancora fopra di efie y ma: 
le mie efperienze non fono né molte, né variate, fi 
perchè mi è parfò, che quello veleno non fofle dif- 
ferente dall' altro, che per la minore attività, che mi ha 
dimoftrato nell v uccidere gli. animali. E quefta minore 
attività probabilmente fi deve attribuire, o perchè le 
freccie fono fiate più mal' confervate, che quelle dell' 
Indie occidentali, come pareva veramente, ©perchè quel 
veleno era flato preparato molti anni prima* 

Non mi è mai riufcito di far morire zlcvm coniglio né 
anco de' mezzani coli" applicarlo alla cute sfregataj ©• 
leggiermente tagliata . Benché meteflì di quel veleno in 
più gran quantità, e fopra parti di peMe più eftefè, che 
del veleno Ticunas, non produflè alcuna alterazione fen- 

fibile 



jo8 Memoria /opra il Veleno. 

libile né anco net cunigli, che non pefavano, che appena 

una libbra. 

Traforai colle freecie la pelle a più animali, e vela lan- 
ciai per giorni intieri, fenza che poteffi accorgermi, Che 
gli animali fonerò affetti del veleno ; ma gli effetti del ve- 
leno furono benfi oflervati, quando traforavo i mufèoli 
colle freecie, e ve le lafciavo dentro di efli. Vari animali 
morirono in quella maniera, e morirono tutti con fegni 
manifefti di veleno, e coi moderimi fegni o fintomi, coi 
quali muojoni gli animali per il veleno Americano. E 
benfi vero, che neffunó mori, o .móftrò di ftar male fenfi- 
fibilmente, che dopo più ore, talché pare che quello ve- 
leno non differifea eflenzial mente dall' altro, e conviene 
con eflo affatto, quando fi offerva col microfeopio, 
quando fi mefcola col turnefole, quando fi getta fugtì 
occhi degli animali, e quando fi affapora colla lingua, 
e fi maftica fra denti; è per altro vero* che neil' acqua 
fi feioglie men bene dell' altro veleno, che anzi la mag- 
gior parte refta infolubile a quel fluido; L'unica illa- 
zione, che fi può dedurre dai fatti riportati fopra, è 
che il veleno comunicato ai mufcoli è molto più. mi- 
cidiale, che applicato alla pelle, che conviene molto 
bene agli altri veleni, e che fempre più ci perfuafe, che 
l'azione immediata dèi veleni non è contro dei nervi, 

giacché 



Americano detto ftcunas, &*g 

giacché è certo, che la pelle è più fenfibile dei mufcoli, e 
che è tutta intefluta di nervi. 

Alcune poche efperienze feci ancora fopra l'olio di 
tabacco, i rifultati delle quali ho creduto bene di dover 
qui accennare brevemente. 

Efperienze fatte coli* olio di tabacco. 

Feci un piccolo taglio fopra la cofcia deftra di un Pic- 
cione, e vi applicai una goccia di olio di tabacco: dopo 
due minuti perdette il moto della zampa deftra. 

Ripetei la medefima efperienza fopra di un 'altro Pic- 
cione, e l'elìto fu affatto il medefimo. 

Ferii con picciol taglio i mufcoli del petto d'un Pie- 
done, e applicato alla ferita l'olio di tabacco, dòpo tré 
minuti l'animale non poteva più reggerli fulla zampa 
Anidra. 

Quella medefima efperienza fu replicata fopra di un 
altro Piccione, col medefimo fucceflo. 

Infinuai nei mufcoli del petto d'un Piccione uno ftecco 
inzuppato nel!' olio di tabacco, e il Piccione, dopo pochi 
fecondi cadde, come fé foffe flato morto. 

Due altri Piccioni, ai mufcoli de quali avevo applicato 
Polio di tabacco vomitorono più volte tutto ciò che ave- 
vano mangiato. 

Vox. LXX. E e Due 



xpto Memoria /opra il Veleno 

Due altri trattati come fopra> ma a ftomaco vuoto 
fecero sforzi per vomitare. 

In generale ho offervato, che il vomito è l'effetto più 
collante di quefto olio, ma che la perdita del moto nella 
parte oppofta del veleno non è che accidentale. 

Neffuno poi degli animali, a cui applicai l'olio di ta- 
bacco morì. 

Sopra V acqua di Lauro Cera/o. 
Finirò le mie efperienze fopra i veleni col ripor- 
tarne alcune che ne ho fatte fopra Un veleno dive- 
nuto celebre in Europa da qualche anno addietro. 
Quefto veleno é l'acqua di Lauro Cérafo, che non la 
cede a neflun' altro dei più attivi veleni, fé fi confi- 
derà relativamente ai più gravi fconcerti che apporta 
all' economia animale, e al breve tempo, in cui agate 
quando fi da per bocca agli animali. Egli produce non 
folo le più forti convulfioni, e fino la morte, anche negli 
animali mediocremente grandi, ma di più fé viene dato in 
dofe minore, l'animale fi torce all' indietro accodando il 
capo alla coda, e inarca all' infuori talmente le vertebre^ 
che fa orrore a vederlo in quello ftato: le convulfioni* e i 
moti di tutto il corpo fono de più violenti, e fra tanti 
sforzi muore alla fine l'animale dopo breve tempo. Se fi 
da all' animale alla maniera di Cliftere produce egual- 
mente le convulfioni, e la morte. Con due foli cuechia- 
4 ini 



Americano detto Ttcunas. % r r 

ini da Tè di queìl' acqua data per bocca, ho veduto dei 
cunigli di mediocre grandezza cader convulfi in meno di 
30 fecondi, e morire dentro un minuto. Se fi da quell' 
acqua in gran quantità agli animali, muojono quali nelT 
iftante, e muojono, fenza convulfioni, colle parti rilafciate, 
e cadenti. 

Quando fi da in poca quantità, le convnlfioni fono piu r 
o meno grandi, e le parti, che perdono prima delle altre 
il moto, fono le zampe di dietro, e viene in appretto 
quelle davanti, che muojon più tardi. Quando l'animale 
non muove più le zampe, e il refto del corpo, muove an- 
cora beniflimo il collo, e il capo, che feguita ad alzare 
con forza, e a volgere per tutto. In quefto flato l'animale 
fente il fuono, e vede gli oggetti ; benché non muova più 
le zampe da per fé, arriva per altro a muoverle, e a ritirarle 
quando fi pungono forte, o fi comprimano molto : fegno, 
che può moverle, benché non le muova, che per gran 
dolore. 

L'acqua di Lauro Cerafo è adunque un potentiflìmo 
veleno data per bocca, o introdotta nel corpo a foggia di 
Cliftere. La fua azione è fi violenta, e fi pronta, che fi 
direbbe, che comincia ad agire nel momento, che l'ani- 
male la riceve per la bocca: certo è, che appena è entrata 
per l'efofago nel ventricolo, che l'animale patifce. E per 
altro vero, che una piccola dofe non fa nulla, cioè poche 
gocciole date ad un animale piccolo, che farebbe morto 

E e a fé 



ai» Memoria /apra il Veleno 

fé foffe ftato del veleno Ticunas, non par che produca al- 
cuno {"concerto fenfibile. Ma tutto quefto non fa una 
differenza effenziale fra quel veleno, e gli altri veleni più 
conofciuti. 

Io ho ofièrvato, che mettendo una certa quantità di acqua 
nelle fogli di Lauro Cerafo fi ottiene un liquore affatto in-» 
nocente, fé le foglie non fono moltiffime, e fé l'acqua non 
è in piccoliffima dofe. Se fi diftilla ancora più volte fuo* 
ceffivamente queir acqua fopra le medefime foglie,, di- 
venta è vero più attiva, ma non per quefto uccide ancora, 
ma fé invece di unire al Lauro Cerafo dell' acqua fi fa 
una diftillazione a bagno maria, e fi riceve l'umore diftil- 
lato in quefta maniera j egli è allora un potentifiìmo veleno, 
che uccide in brevifiimo tempo. Di quefto io ho fatto 
ufo principalmente, ma non dubito punto, che non fi po- 
teflè portate a tale attività da. uccidere anche dato in pic- 
cola dofe, come accade del veleno Americano. Ballerebbe 
ridiftillare più volte fopra nuovo Lauro Cerafo bene as- 
ciutto, e quafi dìfeccato, il liquore fortito la prima volta : 
io credo che fi otterrebbe alla fine fotto la forma d'una- 
foftanza oleofa concreta, la quale fé fi faceflè evaporare 
al fuoco, non folo non la cederebbe a neffuno dei veleni 
conofciuti, ma farebbe fuperiore a tutti gli altri di gran 
lunga. Mi ri fervo di far quefta efperienza in un altra 
occafione, nella quale parlare ancora delle mandorle 
3 amare* 



Americano detto Ticunas. 213 

amare, e fino a qual grado di veleno fi può portare la loro 
acqua diflillata a fecco. 

L'acqua di Lauro Cerafo uccide gli animali introdotta 
nelle cavità del corpo, ma quali effetti produce ella 
quando li applica alle ferite? Tra le diverte efperienze, 
che io feci, baflerà di accennarne qui una fola. Aprii la 
pelle del baflb ventre ad un cuniglio piuttofto grande, e 
la ferita fu. cicca un pollice. Ferii legermente i fotto- 
pofti mufcoli in più luoghi, e vi infinuai circa due, o tre 
chucchiajni da caffé di quel!' acqua; in meno di tre mi- 
nuti l'animale cadde in convulfione, e poco dopo morì. 
Quella efperienza ci fa vedere che l'acqua di Lauro Ce- 
rafo è un veleno limile agli altri, e che agifce quando 
s'introduce nel corpo, per mezzo di ferite. Quella efpe- 
rienza ha avuto il medefìmo rifultato in altri animali a 
fangue caldo, ma in tutti ho però trovato, che l'acqua di 
Lauro Cerafo agifce data per bocca con più di forza, e più 
preflo, data ancora in poca quantità; la qual cofa merita, 
a mio credere, la più grande attenzione, perchè alla fine 
è una verità di fatto, che una gran ferita prefenta incom- 
parabilmente più di vali per afiòrbire quel veleno quali 
in momenti, che la bocca,, il ventricolo, e le parti nervofe 
ancora nelle ferite, per io flato, in cui li trovano allora, 
devono fentir più facilmente l'azione di quel veleno. Né 
fòlo gli animali a fangue caldo muojono prellifììmo 

quando 



a 1 4 Memoria /opra il Veleno 

quando fi fan bere di queir aequa, ma gli ftefli animale a 
fangue freddo muojonó anche effi, e quello che mi è 
parfo fingulareèche muojono in brevifimio tempo, e forfè 
anche più pretto, che è tutto il contrario negli altri ve- 
leni. Mi batterà ora di parlare delle anguille; animali 
difficiliffimi a morire, e che morti ancora durano a 
muoverli per lungo tempo le loro parte. Quefti ani- 
mali muojono dopo pochi fecondi che han bevuto di 
queir acqua, e appena bevuta cominciano già a con- 
trarli, ma la mòrte che fòprawiene fubito gli rende im- 
mobili un momento dopo, né urtate le loro parti fi 
muovono più. Il cuore però feguita ancora a muoverli, 
ma molto meno di prima, e finifce di muoverli molto 
prima, che quando fi fanno morire tagliando loro il capo. 
Qui non fi può negare, che l'irritabilità mufcolare non 
fia eftremamente affetta, e in modo particolare. Non fo 
le vi fia nefluno animale a fangue freddo, che relitta a 
quello veleno. Quelli, che ho provato fono tutti morti, e 
dubito fé ve ne fia nefluno, a cui non fia veleno. Se 
è coli egli merita una diffrazione aparte anche per 
quefto, e farebbe il più terribile di tutti i veleni cono- 
fciuti, anche per la fua generalità di dar la morte a qua- 
lunque forta di animale. Ma come mai può egli uccidere 
m fi breve tempo, quando fi prende per bocca, e va al 
ventricolo, dove non li fuppone vali capaci di riceverlo? 

La 



Americano detto Ttcunas, 215 

La difficoltà domanda qualche efperienza ulteriore. Bi- 
fogna vedere quali effetti produce quando è applicato 
immediatamente ai nervi, e quali effetti produce quando 
è introdotto nel fangue, fenza toccare a parti tagliate. 

Mi fono fervito dei cunigli più grandi, ed ho fatte le 
mie efperienze fopra i nervi fciatici di quegli animali 
nella fteffa maniera che ho fatto col veleno della vipera, 
e col veleno Americano. Mi batterà di accennare qui 
una fola efperienza, che fervirà per tutte le altre, le quali 
per brevità tralafcio, non le credendo molto neceffarie, 
dopo le moltiffime, che ho riportate fopra i nervi. 

Avendo fcoperto il nervo fciatico ad un grofio cuniglio 
per più d'un pollice e mezzo, infinuai fotto il medefìmo 
un inviluppo di tela finiffima raddoppiata 1 6 volte, ac- 
ciocché le parti fottopofte non foflèro penetrate dall' 
acqua di Lauro Cerafo. Ferii allora il nervo di diverti 
colpi di lancetta fatti lungo il nervo medefìmo e coprii 
tutto il tratto delle parti ferite, che era più di otto linee, 
di un ammaflò di cotone groflò circa 3 linee, e ben inzup- 
pato dell' acqua di Lauro Cerafo. Più di 1 5 gocciole di 
queir acqua vi vollero per inumidir il cotone, e queft* 
acqua andava direttamente a comunicarfi per le ferite 
della lancetta alla foftanza midollare del nervo fciatico. 
Coprii ogni cofa dopo qualche minuto con nuovi cenci in 
modo, che era imponibile, che l'acqua del Lauro Cerafo 

fi 



2 1 6 Memoria /opra il Velem 

fi comiinicaflè alle parti fottopofte, o vicine. Fatta la 
cucitura efterna, e lafciato in libertà l'animale non parve, 
che avelie fofferto nulla, ne in apprefiò moftrò di avere 
alcun male. Correva, mangiava, ed era coli vivace, che 
prima: in fomma quefto animale non foffri nulla fenfi- 
mente da quei veleno, che prefo per bocca uccide fi 
predo. Quefto fatto è molto analogo, come molti altri, a 
quelli del veleno della vipera, e del veleno Americano, e 
ci fa vedere, che l'acqua di Lauro Cerafo applicata im- 
mediatamente fopra i nervi, e fino infinuata dentro la 
foftanza midollare di effi ; non è veleno per neflun modo, 
onde, che non ha alcuna azione fopra i nervi comunque 
vi fi applichi efternamente. 

Dopo tante efperienze riportate nel decorfò di quefta 
memoria fopra il veleno della vipera, e fopra il veleno 
Americano ancor più potente del primo, e dopo di aver 
veduto, che né l'uno, né l'altro di quelli due veleni hanno 
azione alcuna fopra i nervi, quando vi fi applica imme- 
diatamente, nel tempo che introdotti nel fangue uccidono 
immediatamente gli animali più forti; neffuna altra cofa 
era più naturale che -di dedurre, che ancora il veleno del 
Lauro Cerafo il quale è innocente applicato egualmente 
che gii altri ai nervi, doveflè uccidere quando è intro- 
dotto nel fangue; eppure la cofa è affatto diverfamente, 
tanto è vero, che bifpgna diffidare dell' analogia anche 

allor 



Americano detto ftcunàs. a 1 7 

-allor che pare più uniforme. Io ho introdotto per ìt 
jugulari l'acqua di Lauro Cerafo in un groflo ouniglio> 
ne ho introdotto la prima volta cinque e più gocciole 
nella medefima maniera, che avevo introdotto il veleno 
della vipera, e il veleno Americano. L'animale non ha 
fatto alcun fegno di foffrire; ho creduto di aver male 
operato, ho creduto di non avere introdotto nulla per 
quei vafi, mi fono immaginato, che la fciringa fi fofie 
infamata per la cellulare: ho ripetuta refperienza, ho 
introdotto di nuovo per la jugulare una quantità di ve- 
leno, forfè 3, in 4 volte maggiore, mi fono afficurato 
prima d'introdurre il veleno, che la punta della mutici» 
ringa entrava nella jugulare, e che il veleno non poteva 
tornare a dietro per neflun conto, ma l'animale non ha 
moftrato di foffrir nulla per quello, ed era dopo cofi vi- 
vace che prima. Io ero piutofto maravigliato di tutto 
quefto, che fodisfatto. Non fapevo perfuadermi che 
l'acqua di Lauro Cerafo non doveflè eflèr veleno, e uà 
veleno potentiffimo appena introdotta nel fangue, quando 
era veleno applicata alle carni ferite, e prefa per bocca, e 
nel' tempo fteho inattiva e innocente mefTa fopra i nervi. 
Ripetei adunque le efperienze, e introduflì queft» volta 
per le jugulari un intiero cucchiaio da Tè di acqua di 
Lauro Cerafo: l'animale non fottrì nulla, ed era tanto 
fano, che prima. Replicai quefta efperienja in un altro 
Vol. LXX. F f cuniglio. 



ai 8 Memoria jbpra ti Fekm 

euniglio, a cui pure introdùffi per le jugulàri un buon 
cucchiaio da Tè di quello fteflb veleno: il. cuniglio non 
dfette alcun fegno di fòfFrire né allora^ né dopot 

L'èfito Inafpettato- di quefte efperienze nri getta nella 
più grande incertezza intorno aìf azione di quel veleno, 
né fo intendere non foto in quel maniera opera, ma né 
anco fopra odiali partir agifca, qnando fi prende per bocca", 
o fi applica aFe ferite. Qui tutto fi confonde. Non fi 
vede che agifca fu i- nervi, non ha azione alcuna fui fangue, 
eppure uccide, e uccide in iftanti, fé B introduce per la 
bocca nel ventricolo-. 

Vi è egli dunque una nuova via per introdurr fa 
morte negli animale oltre quella del fangue, e dei nervi»? 
1*1 moto perduto, e perduto in pochi fecondi in animali, 
coma fono le anguille, che feguitano a muoverli per ore 
dopo retila la tefta, e dopo tagliate m pezzi, farebbe cre- 
dere, che MrritabHità della fibra rriufcofore fofle affètta 
da quel- veleno. E vero; che il cuore feguita ancora a 
muoverli in quegli animali, ma il- moto né moltiffimo 
diminuito, ed è di breve durata/ Negli animali caldi 
morti per quel veleno fuffilte ancora il moto, benché 
pochiffimo, e fé il cuore in eflì dura a battere per qualche 
tempo* batte meno forte, che quando fi fanno morire in 
altre maniere. L'irritabilità è ficuramente diminuita 
moltiflìmoia molti animali, e in molti altri affatto di£. 

trattaj 



Americano detto Ticunas. aro, 

tratta, comunque poi efla pofla contribuire alla morte, e 
uccidere in li breve tempo, e comunque fia ofcura il mec- 
canifmo, per cui la fibra mufcolare perde la fua irritabi- 
lità. Bifogna confeflare la noftra ignoranza nelle ri- 
cerche della natura. Quando crediamo di aver tutto 
fatto ci troviamo fpefib ritornati d'onde fiamo partite. 
L'efperienza è la fola guida, che abbiamo nelle noftre ri- 
cerche; l'efperienza, è vero, è un mezzo ficuro, per non 
cader neh' errore, ma l'efperienza non fempre ci porta 
alle verità più remote, non fempre ci guida alla cono- 
fcenza dei nafeofti arcani della natura, né fempre ci con- 
duce, dove ci eramo proporli di andare. 

Ma fé noi non fappiamo, come operi l'acqua di Lauro 
Cerafo, o per meglio dire fopra quali parti quel veleno 
cferciti la fua azione, quando uccide gli animali, fappiamo 
però, che applicato immediatamente ai nervi, e fino alla 
parte midollare di elfi è affatto innocente, e non è men, 
vero tutto quello che tante efperienze riportate fopra ci 
hanno dimoftrato chiaramente, che il veleno della vipera, 
e il veleno Americano non fono veleno, applicati comun- 
que ai nervi, ma che lo fono allora che fono introdotti 
nel fangue. Quefti fono fatti prima ignoti, fon verità 
ora, né fi poffono rivocare in dubbio da chi che fia. Quefti 
fatti diftruggono tutti i fittemi inventati dagli fcrittori 
fopra l'azione di quei veleni, e da quefti fatti dobbiamo 

F f 2 partire 



220 Memoria /opra il Veleno Americano detto Ttcunas. 
partire per l'intelligenza di quei veleni, e della loro- 
azione. 

Qualche lume avrei probabilmente potuto cavare fopra 
l'azione del veleno di Lauro Cerafo, fé lo avelli potuto 
applicare alle diverfe parti del cervello nel!' animale vi- 
vente, ma mi rifervo di farlo quando avrò più comodo 
che al preferite, e quando avrò ridotto a confiftenza di 
fciroppo l'acqua di Lauro Cerafo. In quello flato refo 
affai più attivo quel veleno potrà facilmente prefentarmi 
dei fatti nuovi, e più inf erefiànti, e potrà forfè darmi dei 
lumi meno equivoci fopra la fua azione, e farmi giudi- 
care fopra quali parti dell' animale vivente agifce per uc- 
cidere. In quefta medefima occafione io mi riferverò di 
efaminare fé quel veleno agifce fopra i vali linfatici, o 
per meglio dire fopra la linfa medefima. Quello è un 
fèmplice fofpetto, che mi è venuto dopo, e che le pre- 
fenti mie circoftanze non> mi permettano per ora di efa- 
minare. Sono adunque sforzato di dare le mie efperienze 
fopra queftò fòggetto in parte mancanti, e difettofe. An- 
davano più moltiplicate, più feguife, che non ho potuto 
fere; ed è quefta appunto una ragione di più, perchè io 
ritorni a trattar di nuovo quefta materia, che non lafcia 
di effere intereffante. 



I « 3 



II. Tranjlatìon of an Effay written by the Abbè Fontana, on the 
American Poifon called Ticunas. See page 1 63. 



THE experiments which I macie at Paris during two years 
on the poifon of the viper, and which are the fequel of 
rnany others on the fame fubjecT:, publifhed in Italy ten years 
before, ha ve enabled me to pronounce with fafety on the nature 
and properties of that poifon. The unexpedìed and important 
efFècìs which I obferved on the application of the poifon of that 
animai to the bodies of living creatures, have led me to new dif- 
coveriesin animai phyfics ; and thefe difcoveries have gradually 
led me to doubt of fome certain medicai theories, either not fuf» 
ficiently proved, or too generally applied by pra&itioners. 

From that time I have been defirous of extending my re- 
fearches to other poifons ; and, if it had been poffible, I could 
have wifhed to examine fome of the moft acìive vegetable 
poifons. I had imagined, the animai poifons were like the 
poifon of the viper, which freely diffufes itfelf through the 
body of an animai when applied to a wound, but is not 
increafed thereby in the manner in which the poifon which 
produces the fmall pox, or the canine madnefs, is augmented : 
I fay, I conceived, that thefe poifons might have much analogy 
to oiie another, and that they might act in the fame manner, 
and upon the fame parts of animals. On the other hand, I did 
not dare to conjeclure any thing concerning theoperation of ve- 
getable poifons, which I had not yet examined ; nor did I think 
that any thing could fafely be advanced concerning the action 
of them, even after the inftrucìions derived from the beft wri- 
ters on them. Their manner of experimenting was very dif- 
ferent from that which I had ufed in examining the poifon of the 
viper, and their inferences appeared too vague and uncertain. 
Being arrived at London, however, 1 had it eafily in my power 
to fatisfy my defires on this head. Dr. hebekden, an eminent 

Vol. LXX. B phyfician 



x Abbi fontana on the 

phyfician there, and fellow of the Royal Society, procured me a 
great number of American arrows which had been carefully pre- 
ferved, and were well impregnated with poifon. He was alfò 
fo obliging as to fupply me with a good quantity of poifon, in- 
clofed and fealed up in an earthen veflèl inclofed in a tiri cafe. 
Within the tin cafe was a paper containing the following 
words : " Indian poifon, brought from the banks of the river 
" of the Amazons, by Don pedro maldonado : it is one of the 
** forts mentioned in the Phil. Tranf. voi. XLVII. numh. xn." 
In the volume of the Tranfactions here quoted, mention is 
made of two poifons little difièrent in their a&ivity ; the one 
called the poifon of Lamas, and the other of Ticunas. The poi- 
fon contained in the earthen veflèl which I ufed is that of the 
Ticunas. It is not well known to which of the two the poifon 
on the arrows belonged ; but my experiments proved it was 
of the fame ftrength with that of the Ticunas, fo that I do 
not think it at ali material to diftinguifh the one from the 
other. 

Much has been written by authors concerning the acìivity of 
thefe American poifons ; fo that I thought it proper to make 
my experiments by degrees, and with ali poflìble precaution. The 
very fmell of them was thought to be noxious, on the bare open- 
ing of the veflèl ; and if the leaft of their particles was fuffèred to 
diffufe itfelf through the air, fome grievous diforder, and even 
death itfelf, was apprehended ; fo, at leaft, we read in the beft 
authors, I began, therefore, as foon as the veflèl which con- 
tained the poifon was open, by making a young pigeon breathe 
the air of it ; for which purpofe I held its head within the veflèl 
for a few minutes. On taking it out I found it as well as at firft. 
I loofèned with a pen-knife many pieces of the poifon, in order 
to have a little duft in the veflèl, and then again immerfed the 
head of the pigeon ; but I found that in this fecond experiment 
alfo the animai fuflèred nothing. 

From that moment I made no more difficulty of expofihg 
xnyfelf to that vapour, and of fmelling the effluvia, which feemed 
difagreeahle and naufeous. Many of the particles entered my 
mouth with the air, and I found that they had a tafte fomething 

like 



American Poifon called Ticunas. xi 

like liquorice. The fmell, theréfore, of this poifon, when dry, 
is perfe&ly innocent ; as are' allò the particles which enter with 
the air into the mouth and nofe, and thence go to the lungs. 

But the cafe in which it feems that this poifon is moft 
dreaded (although its application be ftill external) is, when it is 
reduced to vapour or fmoke by burning on the coals ; or when, 
after boiling a confiderable time, it rifès in denfe fumes. I wiflied 
to try it in both thefe ways, and theréfore threw many pieces of 
the dry poifon upon burning coals, and caufed the pigeon to 
breathe the fumes, by holding its head in the middle of them ; 
but it never fhewed any figns of furFering any pain. I went ftill 
farther : I took a glafs tube fix inches long, and four wide, 
and rilied it full of this denfè and white fumé, and then intro- 
dùced the fame pigeon into it; but it fhewed no more figns of 
furFering than if it had been held in the fumes of burning fugar. 
I afterwards boiled a good quantity of it in an earthen veflèL I 
expofed the pigeon to the vapours both when the poifon began 
to have fome confiftence, and when, by more boiling, it began 
to bum to the fides of the veflèl, and to be reduced into very 
denfe vapours, and to a coal ; but ftill the animai fuffered no- 
thiug from thefe trials. I then made no fcruple of freely fmel- 
ling it and expofing myfelf to the fumes of it. The odour of 
the dry poifon, when burnt on the coals, is very difgufting, and 
fmells like burnt excrement. 

From ali thefe- experiments I draw this conclufion, to wit, 
that the vapours or fumes of the American poifon, when fmelled 
or breathed, are innocent. Mr. de la condamine was cer- 
tainly deceived when he wrote that this poifon is prepared by 
women condemned to die ; and that it is known to be come to 
its perfe&ion when the vapours, which it emits in boiling, kill 
the perfòn who is obliged to be prefent. 

This poifon diflòlves eafily and very well in water, even when 
it is cold, and fo it does alfo in the minerai and vegetable àcids. 
But it diflòlves in oil of vitriol much more flowly than in the other 
acids, and becomes as black as ink by the operation, which it 
does not do with any of the other acids. It does not efFervefce with 
either acids or alkalies ; neither does it alter milk, nor tinge it 

B z except 



xit Mbé FONTANA on the 

except with its naturai colour ; nor does it tinge the vegetaBlè- 
juices, either red or green. When examined wkh the microfcope, 
there is no appearance of regularky or of cryftallization ; but it 
is for the moft part made up of very fmall irregular roundiih 
bodies, like vegetable juices. It dries without making any noife, 
in which it differs from the poifon of the viper,. and it has 
an extremely bitter tafte when put upon the tongue. 

From ali which I deduce, that it is neither an acid nor 
an alkali, nor compofed of falts that are vifible even with the 
microfcope. 

It was not fo much through curiofity as on account of the 
order which I had prefcribed to myfelf in making my experi- 
ments, that I was led to examine if this poifon is fatai to life, 
when applied immediately to the eyes, or if k exckes any difeafè 
or irritation of the parts. I had before found, that the poifon of 
the viper was as innocent when put upon the eyes as it is in the 
mouth and in the ftomach, whence I was curious to fee the ana* 
logy betweeil thefe two poifons, both fo aétive, and yet of fuch 
diffèrent origins. 

I began, therefore, by putting affinali quantity of it, diflòlved 
in water, on the eye of a Guinea- pig. The animai fliewed no 
figns of fuffering, neither at the time nor afterwards, nor was the 
eye in the leaft inflamed. Two hours after, I repeated the expe- 
riment on both the eyes of the fame animai, and with a greater 
quantity of the poifon ; but the pig did not feel the leaft ineon- 
venience, and the eyes remained in the naturai ftate. I tried the 
experiments on the eyes of two other Guinea-pigs with the 
fame fuccefs, which conftantly attended ali. the experiments 
which I afterwards made on the eyes of many other animata, 
and elpecially on thofe of rabbits. I could nevtar obfèrve that it 
made any alteration in their eyes any more than if Ihad bathed 
them with pure water: from whence, lthink, kmay becon- 
eluded, that the American poifon is not in the leaft hurtifal when 
applied to the eyes,. and that it exerts no extraordinary action 
upon them. 

But will it be innocent when faken in by the mouth and 
fwallowed ? Mr. de la condamine, and ali others who bave 

treated 



American Poifon called Ticunas. xiìl 

treated of this poifon, believe k to be quite innocent when re- 
ceived by the mouth ; and this is the common opinion of ali 
the Americans- The reafon they give for it is, that they can 
eat with impunity the animals killed with this poifon, or rather 
with the poifoned arrows. This reafon is more fpecious than 
eonvincing ; fince it may be a poifon when introduced into the 
blood, even in the fmalleft quantity, and yet not be fuch when 
taken in by the mouth, except the dofè be very eonfiderably in- 
creafed.. 

The following are the experiments which I have made, the 
refult of which is to render us cautious of, pronouncing, even 
after we have confulted experience itfelf. 

I made a young rabbit fwallow two grains of the poifon, dif- 
folved in water, and then forced it to drink a tea-fpoonful of 
water, to wafh ali the poifon out of its mouth into its ftomach. 
This animai fhewed no figns of fuffering either then or after- 
wards- 

In likemanner I made another young rabbit drink three grains 
©f the poifon, and it fuffered nothing, any more than the former 
had done. I made another young rabbit drink four grains o£ 
the poifon, and k likewife fuffered nothing.. I repeàted the 
fame experiments on three other young rabbits, to the laft of 
which I gave fix grains of the poifon, but flill without any 
effea. 

Ithen concluded that thefe experiments were fufficiènrto aflìire 
me, that the American poifon is innocent when taken by the 
mouth, as the poifon of the viper is ; but I was deceived.. I had 
the curiofìty to try it on a young pigeon, to which I gave fix 
grains to drink, and it died in lefs than twenty minutes. I re- 
peàted the experiment on two other pigeons, and they both died 
within the half hour. 

Thefe laft experiments being contradidìory to the former, 
obliged me to try feveral over again on the rabbits and on 
Guinea-pigs. I gave, therefore, to a fmall Guinea-pig five grains 
©f the poifon to drink, and I found it dead after twenty-five 
minutes. I then made a young rabbit drink eight grains of the 
poifon ; at the end of the half hour it did not feem affecìed ; 

but 



xiv Abbi fontana on the 

but in half an hour more it tottered ; four minutes after it fell 
down as if it were dead, and in four minutes more it was dead. 
I rnade two other young rabbits, and two other fmall Guinea- 
pia,s, drink nine graias of the poifon : the two pigs died iu 
tvventy minutes, and one of the rabbits died in lefs than forty- 
fì ve minutes. Thefe experiments induced me to believe, that a 
greater dofe of the poifon may prove ftill more certain death ; 
and that the fame quantity of poifon produced diffèrent effefts 
in the fame animals, according to the fiate their ftomachs hap- 
pened to be in at the time. I had generally obferved, in mak- 
ing the experiments, that after fwallowing the poifon, thofe 
animals which had their ftomachs pretty full of meat either 
did not fuffer any thing, or elfe died with much difficulty. I 
was defirous of making this clearer, by experiments on three 
rabbits and two pigeons, which I therefore firft kept for a long 
time without meat. Three grains of poifon only killed each of 
them in lefs than thirty-five minutes. I repeated the experi- 
ment on five other animals with full ftomachs, and only one of 
them died. 

From hence I deduce this certain faci, that the American poi- 
fon, when taken in by the mouth, is a poifon ; but that it re- 
quires a pretty large quantity of it to kill even a fmall animai. 
The facìs above related concerning the American poifon, which 
is noxious when taken in large dofes, make me think^ that 
the poifon of the viper, although it is innocent when taken 
by the mouth in a fmall quantity, may be mortai when taken 
in a greater quantity. That torpor which it excites on the 
tongue, and which continues fo long, is enough to convince 
us, that it is not quite inaftive, and thatit may really be fatai 
when taken in a large quantity. I intend to try this experiment 
on fome future occafion, when I propofe to give the collected 
poifon of eighteen or twenty vipers to a fmall animai when its 
ftomach is empty, and I dare venture to prophecy, that it will 
die ; for fince a very fmall dofe can take away motion and fenfa- 
tion from the tongue, or, in other words, deprive that organ of its 
principles of life, a greater quantity ought to deftroy thofe of the 
organs more effential to life ìtfelf. Ifweconfider that poifon taken 

in 



American Toifon called Ticunas. xv 

in by the mouth muft extend itfelf over a very large furface 
which is always moift, and mix itfelf with the food in the fìo- 
mach, and that the abforbing venete are extremely finali, it will 
no longer feem ftrange, that it is not noxious wnen taken in a 
finali quantity, which wehavejuft feen to be the cafewith the 
American poifon. 

I began my experiments on thea&ivityof this poifon by wound- 
ing difFerent parts of animals with a lancet wetted in tiie poiion 
diflblved in water. I wounded a finali Guinea- pig with it in the 
thigh three times at difFerent intervals. The lancet was tuli of 
poifon, yet the animai fuffered no harm. I made the fame trial 
on three other little pigs and a rabbit, but none of them either 
died or fuffered any injury. In ali thefe cafes the blood flowed 
evidently from the wounds : from which I fufpefted that the 
poifon could not difrufe itfelf, but that it was driven back, as I 
had obferved in the cafe of the poifon of the viper, which, for 
this reafon, is frequently harmlefs. 

My fufpicion was foon confìrmed by the following experi- 
ments. I foaked a fingle thread in the poifon, and panca it 
through the fkin of a Guinea-pig near one of the nipples, but 
yet no difbrder followed. I then foaked another thread thrice 
doubled, and let it firft dry a little, for fear the poifon fhould 
remain behind on the fkin, in drawing the thread through it. 
I pafled it through the fkin of the thighs of a finali rabbit near 
the belly : in fix minutes the rabbit began to fhake and fhew 
fìgns of weaknefs. In another minute it fell down mot ioniefs, 
appeared convulfed at intervals, and was quite dead in fix 
minutes more. 

I repeated this fame experiment, of the foaked doublé thread, 
on two other rabbits, and on three Guinea-pigs ; ali et which 
fell down, and were convulfed in fix or feven miuui.es, and àiià 
within the half hour. 

I had the curiofity to try if the American poifon could com- 
municate itfelf to animals, and kill them. when applied to the 
fkin barely fcratched. or fcarcely wounded with the point of a 
lancet. 

I had obferved at Paris, that the poifon of thè viper comnuv 

nicated a locai diforder in fuch cafes, and that it aiT«c\,;d and 

4. difordered 



xvi Alle fontana on the 

difordered the flcin, but did not prove fatai. The Amerìcaiv 
poifòn, on the contrary, never produces any locai difeafe, as I 
obferved in making the experiments related above, but leaves 
the wounded parts as it found them. This conftitutes an effen- 
tial difFerence between thefe two poifons. 

I clipped off the hair, with a pair of fciflars, from a part of 
the thigh of a fmall Guinea-pig, and fcratched the fkin lightly 
with a file. There was no vifible difcharge of blood ; but cer- 
tain fmall red fpots and a moiftnefs appeared on the fkin. I 
bathed the part with a little drop of the poifon diffolved in wa- 
ter. In ten minutes the animai gave fìgns of convulfions ; a 
little after it fell down motionlefs, except convulfions, which 
it had nowrand-then more or lefs ftrong, and it died in twenty 
minutes. The part of the fkin where the poifon hadbeen ap- 
plied was not at ali altered. This experiment was attended with 
the fame fuccefs on two other Guinea-pigs, and on a fmall rab- 
bit ; ali the three dying in lefs than twenty-feven minutes with 
very evident figns of convulfions. I wifhed to try if the 
larger animals could refift this poifon, when only applied to thè 
fcratched ikin ; and therefore, with the point of a lancet, I 
wounded, very lightly, in many places, the Ikin of a large rab- 
bit, having firft cleared the part of the hair, and then I bathed 
the wounded places with feveral drops of the poifon. After fif- 
teen minutes it became lefs brifk than before, and fliook its head 
now-and-then, as if it could not hold it up without difrlculty; 
but in twenty minutes more it became as lively as at firft. I re- 
peated the experiment on another fomewhat fmaller rabbit : in 
ten minutes it gave the fame kind of (hakes with its head, and 
could hardly go or fupport itfelf on its feet ; but after other 
twenty minutes it was as lively as ever. 

I (haved off about an inch of the Ikin of a pretty large rabbit ; 
a little blood appeared although the flefh did not feem to be cut ; 
I put about three drops of the poifon on the place : in fix 
minutes the rabbit feemed very faint : after another minute it 
fell down as if dead ; it fcarce breathed, and was at times con- 
vulfed ; but in lefs than forty-fix minutes it recovered the ufe of 

its 



American Poifon calledTiaxms. xvii 

ks feet, and a little after began to eat, and remained without any 
more figns of being difordered. 

I fcratched the Tkin on the thigh of a hen, and applied the 
poifon to it ; but it continued well, although I repeated the ex- 
periments twice on other parts of the fkin. 

I flightly fcarified the fkin of a pigeon's thigh, and applied to 
it the poifon diflblved in water. After twenty-five minutes it 
was fo weak that it could not ftand, and was convulfed at inter- 
vals. It fell down a little after, as if it were dead, and remained 
in that fiate of apparent death above three hours. By degrees, 
however, it began to recover, and in half an hour more it was 
quite well. 

This experiment on pigeons was repeated five times. Three 
of them died in lefs than twenty minutes ; and the other two 
were feized with convulfions, but afterwards they recovered. 

From other experiments made afterwards, both on birds and 
beafls, it may be concluded, that the American poifon applied 
to the fkin flightly fcratched may be fatai, although it is not fo 
always, nor in ali circumftances. The larger animals more eafily 
refìft the action of the poifon ; and when the more feeble ani- 
mais did not die, in a little time they were as well as ever. 

I was defirous to know what quantity of the poifon was necef- 
fary to kill an animai. I had made a like inquiry concerning 
the poifon of the viper, and had determined the quantity of that 
poifon requifite to kill the different animals. I might, indeed, 
nave fafely concluded, that a very fmall quantity of the Ameri- 
can poifon is fufficient to kill a fmall animai, fince one or two 
fmall drops applied to the fkin juft fcratched, had proved fatai 
to more than one ; but I wifhed for fomething more pofitive. 

I fteeped a very fmall bit of cotton into about one-fiftieth of a 
little drop of poifon diflblved, which could fcarcely be the one- 
fiftieth part of the whole drop. This I introduced into a mufcle 
■of the thigh of a pigeon, but the animai was not afFected by it. 

Two hours after, I put into another mufcle an atom of the 
dry poifon, fcarcely perceptible to .the eyes : this likewife did 
not affedì; the pigeon. I repeated the experiment with the dry 
poifon on three other pigeons, but none of them either died or 

Vol. LXX. C was 



XVui • ^tó/ FONTANA 0» tó* 

was fick, though in one of the cafes the bit of dry poifon was 
very perceptible. I made the fame experiment ori three Guinea- 
pigs, and on two fmall rabbits, itili with the fame fuccefs, none 
of them being at ali affedìed. It muli be obferved, the poifon 
was not difiòlved by the humours of the wound, and I found the 
bits of it quite intire. 

I put to the mufcle of another pigeon a bit of cottoli much 
hrgerthan before, impregnated with about eight times as much 
poifon as in the former cafe : in fix minutes time the pigeon fell 
down, and died foon after. To the mufcles of two Guinea-pigs 
I applied bits of cotton fteeped in much the fame quantity of 
poiiòn as above : one of them died in twelve minutes, and the 
other fell down, as if dead, in fix minutes, but it recovered a 
little time after. 

From thefe experiments I conclude, that above one-hundredfh 
part of a grain is requifite to kill a fmall animai ; and that it is 
neceflàry that the poifon be diflòlved, for it to prove fatai, or to 
caufe any alteration in the animai oeconomy. 

I have made various experiments to determine whether the 
American poifon be fatai or hurtful when applied to the wounded 
combs of pcultry, or to the ears of quadrupeds flightly wounded.. 
The poifon of the viper is not cornmonly fatai in thefe parts, 
nor is there any vifible diforder in the poifoned cornb, though 
there is in the wattles, which fwell horribly, fo as fometimes to 
kill the animai. 

I wounded the comb of a fowl in many parts, and twice ap- 
plied to it the American poifon by means of cotton well foaked. 
in it, but without being able to produce any diforder. But the 
experiment fucceeded better when tried on the ears. After hav- 
ing made many fruitlefs trials to communicate the poifon by 
fcratching or wounding the ears of many rabbits, ali which 
fhewed no figns of injury ; I at laft fucceeded in killing two in 
lefs than thirty minutes by the application of a great quantity of 
the poifon to the more flefhy parts of the ears, which I had 
wounded in many places with the point of the lancet. 

The experiments on the ears have evinced to me, that where 

there are few blood veflèls, either no diforder is produced, or 

+ * elfo 



American Poìfon tallii Ticunas. xix 

elfo it Is not mortai. In this refpe<£t the American poifon has 
much analogy to that of the viper. As the poifon of the viper 
is quite innoeent when applied to the tendons and ligament/s, 
efpecially if they afe without blood veflèls, fo the American poi- 
fon is equally innoeent when applied to the fame parts. It is 
fuperfluous to relate the fequel of thefe experiments. 

I was defirous of knowing whether the American poifon were 
more furely fatai when introduced into the mufcles than when 
applied to the fkin, though drawn through the latter from fide 
to fide. A large Guinea-pig, which two days before had twice 
undergone the operation of the lkin cut, without fuffering any 
diforder, and-a third time with but little figns of being afFedled, 
died in lefs than twelve minutes after I had applied the poifon to 
the wounded fibres of a mufcle of its thigh. It fell down mo- 
tionlefs after the firftthree minutes. I repeated the experiment 
ten times on Guinea-pigs, pigeons, and middle-fized rabbits, 
and ali the animals died ; fo that there can benodoubt but that 
poifoned wounds in the mufcles are more fatai than thofe in the 
fkin, or in the ears, or in the combs of fowls. The more cer- 
tain method, however, of fucceeding is, to foak well a piece of 
very porous wood, cut very fharp, in the poifon, and fo intro- 
duce it into the fubftance of the mufcle laid bare for that pur- 
pofe. But even this method failed three times that I tried it on 
the combs of fowls : nor did I ever obferve any appearance of 
diforder, although the wood was well foaked, and although I 
left it for feveral hoursin the combs. 

On this occafion I madeufe of thearrows ; many of which I 
employed in perforating the fkin of animals, and many others in 
piercing the mufcles. Ali the animals, efpecially the larger 
rabbits, which were wounded in the lkin, did not die, though the 
greater part of them did 5 but none of thofe recovered which 
were pierced in the mufcles. In general, I found that the ar- 
tows are more dangerous, and ottener fatai, than the poifon dif- 
folved in water, and then fimply applied to the wounded parts. 
1 found the poifon 011 the arrows more attive after fìeeping 

C 2 them 



XX Abbi fontana on the 

them in warm water, as they then operated both more fpeedily 
and more furely ; and their acìivity is ftill more increafed by 
foaking th$m in the poifon, boiled in water to the confiftence of 
julep. Various large animals, fuch as rabbits, have fallen down 
motionlefs in this manner in lefs than two minutes ; and fome of 
the fmaller fort have been vifibly aftedìed in lefs than one minute. 

I introduced one of the arrows, that had been well foaked in 
the boiled poifon, into the comb of a fowl, and left it there a 
whole day, without any appearance of injury to the animai. 
The next day I perfòrated the comb and the wattles with two 
arrows prepared ,as before, and left them there for ten hours ; 
but ftill without any effe£t. I then perfòrated one of the muf- 
cles of the thigh with an arrow, and the animai died in forty- 
two minutes. 

I had propofed to myfelf, amongft other things, to examine 
what alteration this poifon may undergo by uniting it with 
acids and with alkalies. This I had tried with the poifon 
of the viper, the noxious qualities of which neither the moft 
powerful minerai acids, nor the moft adive alkalies, could take 
aw»y. For this purpofe then I diffolved the poifon in three 
minerai acids, as alfo in diftilled vinegar, and in rum ; and about 
an hour after I made the following experiments. 

I made fòme fmall gafhes in the fkin of a fmall Guinea-pig, 
and covered it over feveral times with the poifon diflòlved in the 
nitrous acid : the animai appeared to fufter nothing but the me- 
chanical inconvenience of the wound and the acid ; within an 
hour after it was as lively as ever. Two hours after I repeated 
the experiment on another part of the fkin prepared as above, 
which I covered with the poifon diflòlved in rum ; the animai 
died in lefs than four minutes. 

I flightly wounded the fkin of a young rabbit, and applied' to 
ìt many drops of the poifon diflòlved in oil of vitriol : it feemed 
to fuffer nothing, and was as lively as before. Four hours after 
I prepared another part of the fkin as above, and applied to it a 
few drops of the poifon diflòlved in diftilled vinegar : the animai 
fell down after four minutes, and was quite dead in fix. 

I prepared 



American Poifott called Ticunas. xxi 

I preparaci, likewife, the ikin of another fmall rabbit, and 
covered it with the poifon diflòlved in the marine acid ; but the 
animai was not affedted. Six hours after I applied the poifon, 
diflòlved in rum, to another part of the ikin, and in forty-five 
minutes it fell, and was convulfed ; but it recovered in lefs than 
an hour. 

From thefe firft experiments it fhould feem, that minerai 
acids render the poifon innocent; and that, on the contrary, 
vinegar. and rum make no alteration in it. I continued my ex- 
periments with the poifon diflòlved in vinegar and in rum, but 
the refults were fomewhat various. Of fix animals, to which 
was given the poifon diflòlved in vinegar, only two died; two 
others were very fick, and the remaining two were not at ali 
afFecìe'cL Of fix others, treated in like manner, with the poifon 
diflòlved in rum, five died ; and the fixth was very fick. From 
hence it appears, that the poifon diflòlved in thefe two fluids 
preferves its noxious quality. 

On the other hand, I repeated the experiments with the poi- 
fon diflòlved in minerai acids on fix animals ; and not one of 
them was in the leaft affèfted. I began to fufpeft, that the 
poifon might fail in its efFecl:, not becaufe it had loft its noxious 
quality, but becaufe it could not infirmate itfelf into the wounded 
parts, on account of the too great action of the minerai acids on 
the Ikin and veflels, 'which, thèy fltrivel and bum up. To clear 
up this doubt, I evaporated by heat the poifon diflòlved in the 
minerai acids, and, when it was quitedry, applied it many times 
to feveral animals in various parts of their ikin; but none of 
them were hurt by it. 

It appears, therefore, that the minerai acid deftroys the noxious 
quality of the American poifon : I only fay, // appears, becaufo 
it may, perhaps, be fufpefled,* that,as there remained a little of 
the acid mixed with the poifon after evaporation* it was this that 
produced the ufual alteration in the veflèls of the ikin. I ought 
to have made fome other experiments with it wafhed feveral 
times in water, and rendered quite infipid ; but at that time 
I was in want of animals to afcertain the truth of this fufpi- 
cbn, and I. have not had time fince to refume the fubject. 

With 



xxii Abbi FONT AN A on the 

With refpect to the alleatone falts, I may fay, that I have not 
difeovered that they alter the poifon, or render it in the leaft lef9 
noxious. It is true, indeed, that I have not fo often repeated 
the experiments, nor fo much varied them, as I ought to, and as I 
fhould have done, if I had not found a great difficulty in pro- 
curing animals, and if I had not had in view other experiments 
much more importati!. 

It was naturai for me to think, that as the acids hinder the 
action of the poifon on animals, they might allo be a remedy 
againft that poifon. 

I prepared, therefore, in the ufual way, the Ikin of a Guinea- 
pig, and covered it with the poifon ; and about forty feconds 
after 1 wafhed it with the nitrous acid, and afterwards with pure 
water : the animai fuffered nothing. Two hours after I Intro- 
duced the poifon into a mufcle, and immediately applied the ni- 
trous acid to the part ; but the animai fell in a moment con- 
vulfed, and was quite dead in two minutes. 

I repeated this experiment on the mufcles of another Guinea- 
pig, and as foon as I had applied the poifon, wafhed it with the 
nitrous acid, and a little after with water. It fell convulfed in 
two minutes, and was quite dead in four. 

I poifoned, in like manner, the mufcles of four pigeons, and 
the moment after I wafhed them with the nitrous acid : they died 
in one minute. Sufpefting that it might be owing to the nitrous 
acid rather than to the poifon, I next made ufo of nitrous acid, 
much diluted, on four other pigeons ; but they ali four died, al- 
though much more flowiy. Being defirous of knowing whether 
the fimple application of the nitrous acid to the mufcles could kill 
pigeons and fmall Guinea- pigs, I made the trial on two of each 
fort :- the pigeons both died foon after ; but neither of the pigs, 
although one of them was very fick. 

It appears, therefore, that acids are not only ufelefs as a re- 
medy ; but fometimes dangerous, when applied to the poifoned 
mufcles of animals. 

I {hall not fay any thing of any other remedy which I have 
tried, becaule I have found by experience that they are ali ufe- 
lefs, whether they are applied foon or late, or whether exter- 

nally 



American Polfm called Ticunas. Xxiii 

nally or inrernally. When the poifon is introduced deeply, and 
has already infinuated itfelf into the humours, every remedy 
comes too late and is ufelefs. 

There yet remained to be made a further very nice inquiry, 
and which might in fome cafes too have turned out a very ufeful 
one. My experiments on the poifon of the viper led me to 
make an obfervation of the fame fort on the American poifon. I 
had determined from them the time which the poifon of the vi- 
per employs in diffufing itfelf into the body of the animala ; and 
when it might be ufeful to cut away the poifoned part, or to 
make a ligature about it, to hinder the poifon from communi- 
cating itfelf to the animai by the blood. 

I introduced into the mufcle of a pigeon's leg an American 
arrow fteeped in warm water, and. left it. there; and four mi- 
nutes after I made a ligature moderately tight, immediately 
above the wound. In twenty-fix hours the animai feemed to 
fuffer no inconvenience but from the ligature. I then withdrew 
the arrow, and loofed the ligature. The part was a little fwel- 
led and livid ; but the animai did not die of it, though it could 
make no ufe of its leg for many days, and afterwards uièd it 
with fome difficulty. 

I pierced the mufcles of another pigeon with a freuY arrow, as 
above, and applied the ligature fix minutes afterwards, leaving 
the arrow in the wound. In four minutes the pigeon had not 
ftrength to hold up its head, or fcarcely to ftand ; prefently after 
it fell down to ali appearance dead, and was qui te dead in fix 
minutes more. 

I repeated the experiment on another pigeon, leaving the ar- 
row in the mufcles again, and eight minutes after I tied theban- 
dage about the leg. Three minutes after it was vifibly fick, 
but recavered again a little afterwards. It was itili living twenty- 
fix hours after, although the mufcles were livid. I then loofed 
the bandage, and it died in two hours. 

I fubjedted a fourth pigeon to the fame experiments, leaving 
the arrow in the mufcles, and applying the bandage rive mi- 
nutes after: it died in two hours. 

I per- 



xxiv Abbi fontana on the 

I performed the fame experiments on four other pigeons, to 
ali of which I applied the bandage in two minutes. Ten hours 
after they were ali living; I then took off the bandage, after 
which three of them died, and the fourth recovered perfecìly. 

I agata repeated the fame experiments in like manner on other 
four pigeons, but left the bandage on thirty hours : only one of 
them died, and that vvas not till two days after, and certainly 
from the effecì: of the bandage being too tight, which had pro- 
duced a gangrene in the mufcles. Thefe fame experiments I 
have allo repeated on much younger pigeons, whofe legs may 
be cut off below their thighs without their dying. None of 
thofe died whofe legs were cut off two minutes after they were 
poifoned ; and only two out of ten died of thofe whofe legs were 
cut off after three minutes. f ewer pigeons died by this method 
than by the bandage, when they were both applied after equal 
times. The reafonof this is, that the amputation is not attended 
with death or any remarkable diforder in the animals, whereas 
the bandage often produces the gangrene in the parts wounded 
by the arrows, and the pigeons frequently die of the gangrene. 
I made alfo the fame experiments on fome fmall Guinea-pigs, 
and on many young rabbits, fometimes cutting off the part, and 
fometimes applying the bandage. The refults were in general 
fimilar to thofe obferved in the pigeons, although not quite fo 
regular or certain. 

In general I found, that it required a certain time for the 
American poifon to communicate itfelf to animals, that this 
time is much greater than that which the poifon of the viper 
requires to communicate itfelf, and that the effects of the Ame- 
rican poifon on animals are more vague and more various ; and 
that, finally, animals may be cured of the effecìs of both thefè 
poifons by cutting away the part in time, when it can be done 
without endangering the life of the animai by the operation 
itfelf. 

In the courfe of my experiments on the poifon of the viper, I 
found that it is not poifònous to ali animals ; and that there are 
fome cold-blooded animals to whom it is quite innocent. I was 

curious 



American Poijòn called Ticunas. xxv 

trurious to fcnow if the cafe was the fame with the American 
poifon. AH the writers on the American poifon teli us, that it 
is poifonous to ali animals ; but aflèrtions are very different from 
fac\s. Many experiments are neceffary to evince this general 
conclufion, and it does not appear. that enough have been made 
to warrant it. 

I began by impregnating the mufcles of frogs with the poifon, 
and they died in a little time. I then had recourfe to eels, into 
which I introduced the arrows, towards the lower or tail parts of 
them ; and they ali died, though very flowly. 

I had found that the poifon of the viper is quite innocent 
to the viper itfelf, and to thofe ferpents which in Tufcany are 
called binchi, and by the French, coukuvres. Of thefe laft I 
Could procure no more than two ; for which reafon I could 
make but few experiments on them ; but thofe I have made I 
think quite decifive. I wounded one of them towards the tail 
with an arrow well covered with poifon of the thicknefs of fy- 
rup, and left the arrow in the mufcles. I had previoufly made- 
an incifion in the place where I introduced the arrow, that the 
diflòlved poifon upon the arrow might likewife eafìly enter the 
mufcles with the arrow. I alfo applied fome more poifon to the 
fame part by means of finali incifions in the mufcles. The fer- 
pent didnot feem affeótéd by the poifon; but for many hours 
was as well as ever. I locked it up in a box, which having 
opened fix hours after, I found that the ferpent was gone, nor 
could I ever find it again. 

1 repeated the experimènt many times, at different intervals, 
on another rather fmaller. The laft time I introduced two poi- 
foned arrows into the mufcles of the tail, and left them there for 
twenty-four hours. I frequently applied the poifon thickened 
to a fyrup to the wounds, and introduced a great quantity into 
them With a tooth-pick, yet, fó far from dying, the animai was 
not fenfibly hurt. 

I have often made this fame experimènt on vipers, without 
any one of them dying by the poifon, although fome were 
wounded in the mufcles towards the tail with many arrows 
well impregnated with poifon thickened to a fyrup. I have 

Vol. LXX. ' D left 



xxvi Abbi fontana »« the 

left the arrows for twenty or thirty hours together in the muf- 
cles, and yet none of them ha've died. It is true, indeed, that 
fome few, after being operated on, appeared lefs lively than be- 
fbre ; and it feemed, that the wounded parts, or the lower half 
of the body, had fenfibly loft fome of its naturai motion, and 
this torpor continued in fome for many hours ; but then again 
others continued as lively as before. 

After ali thefe experiments it may be fafely aflerted, that the 
American poifon is intirely innoxious tocold-blooded animals,as 
is the poifon of the viper ; in which refpecT: thefe two poifons 
have a great analogy, although the one be no more than an ani- 
mal gum, as I have ftiewn elfewhere, and theother a merevege- 
table juice. 

It remained to examine the acìion of this poifon on living ani- 
mais ; and alfo which are the particular parts of animals that 
are affecìed by it when it proves fatai. 

Every thing tended to make one think, that it excites 
one of thofe diforders which modem phyficians cali nervous. 
The fymptoms are precifely and decifively the fymptoms of 
thofe difeafes. Convulfions, faintnefs, a total lofs of ftrength 
and motion, a diminution or intire want of fenfation, are 
the ordinary fymptoms of the poifon, in animals. It has 
often been obferved, that very lively animals become in a 
moment fenfelefs and motionlefs, and feem at the point of death. 
I have generally obferved a fymptom which feems to be a real 
demonftration that the diforder produced by this poifon is purely 
nervous. If the animals do not die in a few minutes, they per- 
fecìly recover again, although they have been thrown into a ftate 
of lethargy often for hours, and have not given any certain and 
evident figns of life. Now this is the very cafe with the diforders 
which are called nervous. They frequently come on at once ; 
they fometimes excite convulsive motions, and fometimes they 
deprive the patient of ali ftrength ; but as foon as the effe&s of 
the diforder ceafe, the patient becomes perfèftly well, and is 
hardly fenfible that he has been ili. Notwithftanding ali this, 
thefe figns could not impofe on me after my experiments on the 
poifon of the viper: for the diforder produced by that poifon 
2 has 



American Poifon called Ticunas. xxvfl 

has alfo fome fymptoms of the nervous diforders, and it ap- 
pears that the nerves are chiefly affefted, although experhuients 
have determined the contrary : therefore, we ought here alfo to 
have recourfe to experiments, and not fuffer ourfelves to be fe- 
duced by an unfounded theory, and by fpecious reafonings. 

To proceed methodically in this important quefrion, I 
thought it would be proper to begin by examining whether the 
American poifon produces any fenfible alteration in the blood 
drawn from the veins of animals, when it is mixed with it. 

I cut off the head of a pigeon, and received its warm blood 
into two warm conical glafles, to the amount of about eighty 
drops into each. Into the one glafs I put four drops of water, 
and into the other four drops of the poifon, diflolved in water 
as ufual ; the quantity of poifort in thefe four drops fcarcely 
amounting to one grain in weight when dry. I ftirred round 
equally the contents of the two glafles for a few feconds, in 
order to mix the materials well together. In two minutes the 
blood which was mixed with the pure water was coagulated ; 
but the other blood which was united with the American poifon 
never coagulated, but became darker and blacker than the 
former, which remained red as ufual. Three hours after it was 
fìill as fluid as at firft, while in the other glafs the ferum appeared 
to be already feparated from the red part. 

I examined the blood of both the glafles with a microfcope, 
both at that rime and afterwards, and fouad that the red glo- 
bules ftill preferved their originai figure, and that there was no 
diffèrence between the two in this refpecì. 

I repeated this experiment many times with the fame fuccefs ; 
fo that it is evident, that the American poifon does not fenfibly 
alter the red globules of the blood.in the circumftance above 
mentioned. It is, however, worthy of obfervation, that this 
poifon is fo far from coagulating the blood, that it abfolutely 
prevents the coagulation which happens in the blood after it is 
drawn from animals ; yet it cannot be faid to attenuate or diflblve 
the blood, fince nothing of that kind is obferved when it is exa- 
mined with a microfcope, the red part remaining figured as in its 

D 2 naturai 



xxviii Abbi fontana on the 

naturai fiate, and nothing more fubtle or more thin being 
obfervable in that fluid. 

A circumftance perfe&ly fìmilàr I alfo obferved to happen 
with the poifon of the viper ; fo that the effects or alteration» 
caufed by thefe two poifons in the blood drawn from the veflèls, 
appear to be perfectly fimilar, both of them hindering the blood 
from coagulating, yet neither of them diflòlving or altering the 
globules of it: the only difference between them is, that the 
poifon of the viper tinges the blood much blacker than the 
American poifon does. 

The poifon of the viper does not alter the globules of the 
blood even when it is given to the living animai, and that the 
animai in confequence dies. I have obferved the fame thing 
with refpecì: to thofe animals which are killed by the American 
poifon ; fo that the two poifons agree in a wonde'rful manner in 
ali thefe cafès. But as the poifon of the viper produces in ge- 
neral a fenfible alteration in the mafs of the blood of thofe ani- 
mais that are bit by it ; I thought that the fame attention ought 
to be paid to the examination of the blood of thofe animals. 
which have died of the American poifon. 

I have obferved in general, that the mufcles of animals killed 
by the American poifon were paler than before ; the blood vef- 
fels near the heart appeared more turgid than ufual ; the blood 
a little darker coloured than ordinary, though not much, nor 
coagulated; the vifcera of the abdomen not fenfibly afFected; 
the heart and the auricles in the naturai fiate, although the 
heart had fometimes its external veflèls more vifible, and that 
they appeared as if they were injected. 

But I have obferved a great alteration in one of the vifcera, 
the moft eflèntial tolife, to wit, the lun'gs, which always appeared 
greatly afFe&ed. I have general ly found them fpotted more or 
lefs ; often with large and livid fpots, and fometimes they 
feemed to be quite putrified. This effecT: on a vifcus fb eflèn- 
tial to life deferves the greateft. attention : it appeared to me, 
that it was the greater the longer the animai had lived after 
being poifoned. I have obferved the lungs of fome animals to 
4 be 



American Foifon called Tìcunzs. xxix 

be here and there tranfparent, efpecially towards the edges. 
The pulmonary air was very vifible through the external mem- 
brane : I have examined it with a microfcope, and bave been 
able to diftinguifh very well the fmall pulmonary bladders, 
fìreaked with veflèls for the moft part without blood. 

Great as this alteration is in fo important a vifcus, I could not 
periUade myfelf, that it could alone produce fo great and inftan- 
taueous a diforder, ànd that the whole force of the poifon exerted 
ìtfelf only upon the blood and lungs. There was, indeed, the 
ìnftance of the poifon of the viper, which produces fomething 
fimilar; but then this poifon produces a kind of general coagu- 
lum in the blood itfelf, which certainly is not obfervablefrom the 
American poifon. 

In an inquiry fo important, and at the fame time fo obfcure, I 
thought Iought to bave recourfeto experiment itfelf, and toexa- 
mine the pflècls óf the American poifon when introduced imme- 
diatclyinto the blood. For this purpofel made ufeof the fame 
method which I had before employed for intrpdueing the poifon, 
of the viper into the blood of the juguiar. I ufed a turn-cock of 
glafs, bent at the point, inftead of a fmall fyririge. With this 
cock I took up the American poifon drflblved in water, and 
then opening the juguiar vein thruft the point into it. As the 
method of making this fort of experiments has been before de- 
fcribed in my treatife on the poifon of the viper, I think it unne- 
eeflary to give a particular defcription of it here. The experi- 
ment is fo conducted, that the poifon enters the blood by th<? 
juguiar without touching any cut part of the veflèls, not even 
thofe of the juguiar itfelf. 

For the firft experiment I put into the glafs fyringe four drops 
of the poifon diflòlved in water ; the quantity of poifon in the 
four drops could hardly amouht to half a grain. jf introduced 
the crooked end of the fyringe into the juguiar of a large rabbit ; 
but in the adì: of pufhing in the pifton, which was not clofe 
eaough fitted.to the bore of the fyringe, the, poifon r«t,urned 
backward, which made me fay to the perfons who were prefènt, 
that the experiment had failed; but I was fucpxized when tbey 
anfwered me, that the animai was already dead. I believe there 

were. 



xxx Abbè fontana on ibe 

were not ten feconds between the moment iu which I faw the 
poifon turned back, and that of my being told that the animai was 
dead, as in faci it was. I cannot fay vvhat quantity of poifon 
was introduced into the blood ; there muft have entered a fuffi- 
cient quantity, as the animai was killed ; but had it not been 
ror that circumfiance, I fhoùld have judged, from the quan- 
tity returned back, that none at ali had en'tered the jugular. 
The animai was lo dead, that there appeared no figns of réfpi- 
ration, and the whole bodj' was more pendent and flaccid in ali 
its parts than is ufual with animals that have been long dead. 
The death of this animai followed fo clofe upon the introduction 
of the poifon, that the interval of time feemed quite infenfible : 
it appeared to take place much quicker than in the cafe of the 
poifon of the viper, introduced into the blood in the fame 
manner. 

Having repaired my fyringe, I put into it only twp drops of 
the water in which I had mixed one quarter of a drop of the 
poifon diflblved in water as above. I had fcarcely introduced 
the poifon into the jugular, when the rabbit fell down as dead 
as if it had been {truck with lightning. I do not believe that 
half a drop of the liquor in the lyringe was introduced when the 
animai fell motionlefs and dead. 

In general, from other experiments which I made afterwards, 
I think I may venture to fay, that this poifon, introduced imme- 
diately into the blood by the jugular, kills fooner, and requires 
a lefs quantity of it to kill than the poifon of the viper does. 
Death follows the introduction of the poifon into the blood lo 
fpeedily, that it prevents the ufual convulfions of the animai. 
If a fmaller quantity of the poifon be taken, we then perceive 
the ordinary convulfions and palpitations, and death does not 
happen fo fuddenly. 

It is indeed true, that the blood is not coagulated, nor fo much 
altered in its colour, as when the poifon of the viper is introduced 
into the jugular ; but death is not, therefore, more tardy, nor 
lefs certain, as both the poifons, when introduced immediately 
into the blood, kill animals in the fame manner. 

This 



American Poifon called Ticunas. xxxi 

This then is a truth gained from experiment, to which nothing 
can be objecìed, however dark or little underftood the caufe or* 
dcath may be in iuch cafes : viz. that the American poifon, in- 
troduced into the blood, kills the animai inftantaneoufly ; from 
whence alfo it indubitably appears, that when it is externally 
applied to a wounded part of a living animai, it can and ought 
to communicate, by means of the blood, a great diforder into 
the animai oeconomy, and occafion death itfelf. The death of 
the animai, which follows the inftant that the poifon is intro- 
duced into the blood by the jugular, proves to a demonfrration, 
that in fuch cafes ali the action of the poifon is againft the blood 
itfelf, and that the nervous fyftem is not at ali arFcctcd or altercd. 
This, however, is ftill no proof that the ncrves may not be 
more or lefs afFe£ted by that poifon, when death happcns much 
flower, and when it is applied externally to wounded parts. In 
this cafe we perceive the convulfions, and ali the fìgns of a ner- 
vous dilbrder. The nerves may, therefore, probably be aftcdted 
by the poifon, and be the chief caufe of the death of the animai. 
We muft nere, however, ftill have recourfe to dirccì experi- 
ment, as was done with refpecì to the poifon of the viper, and 
fee what diforders and difeafes are produced by the American 
poifon when applied immediately to the nerves without touch- 
ing the veflels. 

My experiments have been made 011 the fciatic nerves of large 
rabbits, which I prepared in the fame manner as I had done at 
Paris, when I was making experiments with the poiiòn of the 
viper, fo that I fhall not here give any particulars conccrning 
the method of preparìng thefe nerves. I fhall mention, how- 
ever, a finali number of the principal experiments made on the 
nerves, by which may be feen the variety of fuccefles 1 mct 
with, efpecially in the firft trials, which would have deceived 
me if I had not perfifted in multiplying my experiments, and 
varied them in proportion as I found lefs agreement in the re- 
fults. To this perfeverance, or ohftinacy as I may cali it, I 
chiefly owe the new difeoveries which, 1 believe, 1 have made 
concerning the two poifons of the viper and the Ticunas. 

Having 



xxxii Abbi FONTANA on the 

Having laid bare the fciatic nerve of a rabbit, I pafled under it 
a fine rag feveral times doubled, and put upon the nerve a little 
cotton well foaked in the American poifon, thickened to a 
fyrup. I covered the nerve with the fame rag, that the poifon 
might not run over the opened mufcles of the animai, and fewed 
tip the fkin as ufual. After ten minutes the rabbit began to 
have convulfions, and to totter ; it then fell with ali the figns 
accompanying the effects of the poifon, and died foon after. 

I repeated the fame experiment on another rabbit, and took 
Care ,to wrap up the poifoned nerve with rags ftill better than be- 
fore. This fecond rabbit fhewed no figns of being afFefted for ten 
hours, during which I obferved it ; but looking at it after two 
hours more, I round it had been dead a little while, as it was 
ftill warm. 

I fufpe&ed that the poifon applied to the nerve, which was 
confiderable in quantity, might at length have penetrated 
through the rags, and uniting with the humours of the parts cut, 
have extended its aftion to the mufcles and the adjacent parts. 
I was under the necefììty, therefore, of either diminifhing the 
quantity of poifon, or increafing the rags, to prevent any diffu- 
fion of the poifon through them : I adopted the latter as the 
more fecure way. 

Idetached the fciatic nerve of a rabbit as ufual, and intro- 
duced below it a very fine rag, often doubled. I put the bit of 
cotton, well foaked in the poifon, on the nerve, and covered 
every thing well with the lappets of the rag. This rabbit lived 
twenty-four hours, and only fhewed figns of being ili in the laft 
hour, nor was there any reafon to think that it died of the effects 
of the poifon. 

I prepared the fciatic nerve of another rabbit in the fame man- 
ner, covering it with the poifon and rags as before. This rabbit 
died forty hours after, without any fymptoms of being poifoned. 

I made the fame experiment on the fciatic nerve of three 
other rabbits, having taken ali poffible care that the poifoned 
nerve fhould bewell covered with rags, that there might notbe 
any reafon to fufpect the poifon might penetrate through them. 

One 



American Poìfon called Ticunas. xxxiii 

One of them died three days after, but the othertwo were ftill 
living at the end of eight days. 

I aifo prepared the nerves of two other rabbits exactly as 
above, but without the poifon, to ferve as a kìnd of comparative 
experiment to the former. One of thefé rabbits died in thirty- 
fix hours, and the other was itili living eight days after. 

Thefé experiments feemed iufficient ground to determine, 
whether the American poifon, when applied externally to the 
nerves, is capable of producing any malady or difbrdcr in ani- 
mais. But it remained to be tried, whether it be equally iti— 
acìive when applied to wounded nerves, as alfo to the pulp of 
the nerves. 

I prepared the feiatic nerve of a rabbit as above, and I pierced 
it feveral times through with a lancet, before I applied the poi- 
fon to it, and then put the poifon exactly upon the wounded 
part of the nerve. The rabbit lived five days, and then died 
without any apparent illnefs. I repeated the experiment on ano- 
ther rabbit with the fame circumftances, and it was ftill living 
eight days after. 

I varied the experiment a little on the nerves of three other 
rabbits. Inftead of wounding the nerve in many places, I made 
an incifion, above five-twelfths of an inch long, info it, and in- 
troduced into the flit fome threads, well foaked in the poifon, 
and covered the whole up very well. One of thefe died in fixty 
hours, but feemingly not from the poifon ; the othejF two were 
living eighr days after. 

I thought it neceflary to vary alfo this fecond kind of experi- 
ment, and to cut the nerve as I had done in examining the poi- 
fon of the viper. In confequence I cut the feiatic nerve as far as 
I could from the top, to be able eafily to wrap the rags about it. 
The detached part of the nerve in the largeft rabbits might be 
about an inch and a half. Having placed the nerve on the rags 
I covered it well with poifon in the part where it was cut, and 
covered the whole up with the rags as ufual. 

I performed this experiment on fix rabbits. Two of them 
died in forty hours ; two others in three days ; but the remain- 
ing two were living four days after. 

Vcl. LXX. E For 



xxxiv Abbé fontana on the 

For a comparative experiment I prepared, as above, the nerves 
oftwo other rabbits, which I cut, biit did not apply the poifon 
to : one of them died in thirty-fix hours, but the other was 
living the third day after. 

The uniformity of the refults of thefe experiments upon the 
nerves induced me to think it quite fuperfluous to repeat them ; 
and, I am perfuaded, they will leave no doubt with any one who 
is accuftomed to experiments, and not prejudiced in favour of 
ili grounded hypothefes. Hence it follows, that the American 
poifon is not poifonous when applied to the nerves ; and that in 
fuch cafes it produces no fenfible diforder in the oeconomy of 
living animals : this is what the experiment direcìly eftabliflies. 
But to fuppofe what has not been obferved ; to believe what is 
contradicìed by experiments is dreaming in philofophy, running 
after error inftead of truth, and adopting mere fancies for facts. 
The American poifon (fimilar in this refpecì to the poifon of the 
viper) is not poifonous, but quite innoxious, applied. in any man- 
ner whatfoever, to the nerves. But it kills in a moment, and 
with the fmalleft quantity, when introduced immediately info 
the blood by the jugular, as does likewifo the poifon of the viper. 
Its action is therefore ali upon the blood, and not in the leaft 
upon the nerves, whatever may be the principle or the mecha- 
nifm by which death is produced. 

The effe&s and alterations caiifed in the blood by the poifon 
of the viper are more determinate and more evident. Here a 
coagulation ttodeniably happens, which is not obfervable in the 
blood of animals killed by the American poifon ; but the latter 
produces a great change in the lungs, which are greatly difordered 
by it. 

It is true, that death happens fo fuddenly after introducing 
the American poifon info the vefìels, that one cannot well com- 
prehend how it can take place in fo mort a time ; for it may be 
faid, that the poifon is hardly arrived at the heart before the 
animai is dead : nor is it well underftood, how cold-blooded 
animals can be killed by it (frogs, for inftance, which live fo 
long with the circulation ftopped) although it be true that they 
die much flower by thefe poifon s than other animals whofe blood 

is 



American Poifon called Ticunas. xxxv 

is warm. A humour, or the blood's being affe&ed by a poifon, 
may by degrees produce, in cold-blooded animals, diiorders ftill 
greater than thofe which may be caufed by ftoppiag the cir- 
culation. 

By death taking place immediately on introducing the poifon 
into the blood, we may be induced to fuiped, that there exifts in 
that fluid a very a£tive, fubtle, and volatile principle, which 
eludes the acuteft fight, and even the microfcope itfejf. This 
principle may on this hypothefis appear neceflary to life, and 
againft this principle the poifon may be fuppofed chiefly to 
diredì: its operation. 

That there really exifts in the blood a very a&ive and volatile 
principle, may very well be fufpeóted from feeing that the poi- 
fon of the viperprevents the coagulation of the blood when it is 
drawn from the veflèls, whilft, on the contrary, it produces a 
coagulation of it within the veflèls. It may be fuppofed, that 
fomething evaporates from the blood when it is drawn out, 
which exifts in it whije within the veflèls. On this hypothefis 
this a&ive and vital principle may be conlidered as the refult of 
the whole animai oeconomy, not excluding the nerves which 
may moftly contribute to it. But ali this is only mere con- 
jecìure, more or lefs probable, and unfupported by experiment. 
We ought to abide by fure fa£ts, let the mode of explaining 
them be what it may. Now thefe facls are, that the American 
poifon does not adì: on the nerves, and that its action is intirely 
on the blood. 

Before my experiments no perfon would have doubted but 
that the aftion of the American poifon was immediately on the 
nerves. AH the external figns declared it to be fo. Thefe figns 
then are equivocai, and they are falfely adopted by phyfìcians 
for the certain proofs that a difeafe is purely nervous. Ali thefe 
fymptoms may exift without the nerves being in the leaft af- 
fected : the alteration of the blood alone is fufficient to produce 
them in a moment. The principal phyfìcians have attributed 
the difeafe produced by the poifon of the viper, and by the Ame- 
rican poifon, to an alteration in the nerves ; it belongs to them 
now to examine, whether other difeafes, fuppofed generally to 

E a be 



xxxvl -Abbi fontaKA on the 

be nervous, be not rather difeafes of the fluids, than difeafes of 
the blood. The fufpicion is great, the figns equivocai ; the prin- 
ciple is (hewn not to be general. I would not here aflèrt, that no 
diforder could ever. be derived from the nerves ; this would be 
running into one extreme in order to avoid another. There, is 
nodoubt but that many difeafes are nervous in their origin, and 
that many others become fo from diforders which have began 
in other parts, and thofe merely fluid. The illneflès which 
arife from mental uneafinefs fhew us the power of the nerves 
on living bodies. But ali this does not prove that ali the 
difeafes attributed to the nerves are nervous ; and that the 
ordinary figns of this diforder are not equivocai. And it is cer- 
tain, that the poifòns we have examined have no immediate 
action on the nerves, as has been commonly believed hitherto. 
Some may objecì to this, that the poifon of the viper and the 
American poifon may acT: on the extremities of the nerves, and 
that for this reafon they are innocent when applied to the trunk 
of the nerves. But this would be to objecl merely for the fake of 
objection, and to fancy unneceflary difficulties. The fmalleft 
variation of circumftance would then be fufficient grounds for 
obje&ion ; and who may not find a variety in things when it is 
lo difficult to meet with two things alike r As for myfelf, I ob- 
fèrve that the internai fubftance of the trunks of the nerves does 
not appear different from that which forms the extremities of 
thofe nerves, that the trunk is fubjecT: to pain the fame as the 
extremities, and that I am no inventor of hypothefes which are 
not confirmed by facìs. 

In the univerfality of the confèquences which I have deduced 
from my experiments, I may be deceived ; and I may even be 
deceived in fome of the experiments themfelves, notwithftand- 
ing that they have been very carefully conducled, and that I 
have fought after truth without prejudice. I do not doubt, but 
that thofè who may apply themfelves to fuch refearches after 
me, may find fome things to add, and, perhaps, fome to corredi: 
alfò. It is fufficient for me to have opened a channel to new 
truths, and that the principal facts which I have advanced are 
trae. 

The 



American Poijòn called Ticunas. xxxvii 

The grèateft part of thefe cxperiments were macie in the pre- 
fence of Dr ingenhoùsz, phyfician to the Emperor, my parti- 
cular friend ; a man who has manifefted in feveral works his 
poflèflìng the talents of a true obferver. Mr. tiberius ca- 
vallo was alfo prefent at many of the more important ones, 
I thought that the authority of two gentlemen, io well known 
to the learned, would procure the more credit to my experi- 
ments. 

After having finifhed my experiments on the American poi- 
fon, a friend of mine in London procured me a great number of 
Eaft Indian arrows. I wifhed to make fome experiments on 
them alfo ; but thofè I have made are neither many nor fuffi- 
ciently varied. It appears to me, however, that this poifon dif- 
fers not from the other, except in its being lefs atìive, in killing 
ofanimals: which lefler attivity is probably to be attributèd 
either to thefe arrows having been lefs carefully preferved than 
thofè from the Weft Indies, as really appeared to be the cafe, or 
elfe to the poifòns having been preparèd many years lince. 

I have never fucceeded in killing any rabbit (even the fmall- 
eft-fìzed one) with it, by applying it to the fkiu fcratched or 
flightly wounded, although I have ufed it in greater quantities, 
and on more extenfive parts of the fkin, than the poifon of Ti- 
cunas ; even in rabbits of fcarcely a pound weight it did not 
produce any fènfìble alteration. 

I pierced the fkin of feveral animals with the arrows, and let 
them remain in it feveral whole days, without being able to per- 
ceive that the animai was affecìed with the poifon ; but when I 
perforated the mufcles with the arrows, and left them there, its 
effecìs were very obfervable. Several animals died in this man^ 
ner, and that with ali the vifiblè figns of the poifon, and with 
ali the figns or fymptoms with which animals die who are killed 
by the American poifon : it is true, however, that none of them 
died, or were fenfibly affe&ed, till after feveral hours ; fò that 
this poifon feems not to difièr effentially from the other. Itper- 
feftly agrees with it when examined with the microfcope, when 
mixed with turnfol, when thrown into the eyes of animals, 
when taffed with the tongue, and when chewed between the 

teeth : 



xxxviii Abbi fontana on the 

teeth ; on the other hand, it does not diflblve fo well in water 
as the other poifon, for indeed a great part of it remains infoluble 
in that fluid. The only confequence which can be deduced 
from the fa£ts above mentioned is, that the poifon is much more 
noxious when applied to the mufcles than when applied to the 
flcin, in which refpecì: alfo it agrees very well with the other 
poifons. This ftill more convinces us, that the immediate 
aétion. of thefe poifons is not againft the nerves, fince it is cer- 
tain, that the ikin is more fenfible than the mufcles, and that 
it is ali interfe&ed with nerves. 

I have alfo made a few experiments on the oil of tobacco, the 
refults of which I thought it might not be improper briefly to 
relate in this place. 

'Experiments made with oil of tobacco. 

I made a fmall incifion in the right thigh of a pigeon, and ap- 
plied to it one drop of the oil of tobacco, and in two minutes it 
loft the ufe of the right foot. 

I repeated the fame experiment on another pigeon, with exatìly 
the fame efFecì. 

I made a flight wound in the mufcles of the breaft of a pigeon, 
and applied the oil of tobacco to it, and in three minutes the 
animai could not ftandon its left foot. 

And this fame experiment was repeated on another pigeon, 
with the fame fuccefs. 

Into the mufcles of the breaft of a pigeon I introduced a tooth- 
pick fteeped in the oil of tobacco, and a few feconds after the 
pigeon fell down feemingly dead. 

Having applied the oil of tobacco to two other pigeons, they 
threw up feveral times ali the food they had eaten. 

Two others, treated in the fame manner, but with empty 
ftomachs, made many effòrts to vomit. 

In general, I fouiid the vomiting to be a conftant efFecT: of 
this poifon ; but the lofs of motion in the part to which the 
poifon is applied is only accidental. 

None 



American Poìfon called Tlcunas. xxxix 

None of the anlmals, however, died by the application of the 
oil of tobacco. 



Experìments -wìth the •water ofthe Lauro-Cerafus. 

I mail conclude my experìments on poifons wìth an account 
of fome that I have made on a poìfon which has for fome years be 
come remarkable in Europe. This poilbn is the water of the 
Lauro-Cerafus, which is not inferior to any of the other very 
adìive poifons, if confìdered with refpecì to the gieat diforder 
which it introduces into the animai oeconomy, and the fhort timo 
which it takes to acT: when given to animals by the mouth. It not 
only produces the ftrongeft convulfions, and death itfèlf, even in 
animals of a middle fize ; but, moreover, when it is givcn in 
fmall dofes, the animai writhes fo that the head joins the tail, 
and the vertebra; arch out in fuch a manner as to fili every body 
who fees it with horror. The convulfions and motions of the 
whole body are extremely violent, and the ftruggles kill the 
animai in a fhort time. If it be given to the animai as a glifter, it 
equally produces the convulfions and death. With only two 
tea fpoonfuls of the water given by the mouth, I have feen mid- 
dle-fized rabbits fall down convulfed in thirty feconds, and 
die within a minute. When it is given in great quantities 
to animals, they die almoft in an inftant, and without 
convulfions, the parts of the body being relaxed and pendent. 
When it is given in fmall quantities, the convulfions are more 
or lefs ftrong ; the hind feet fìrft lofe their motion, and after- 
wards the fore, which die flower. When the animai can no 
longer move its feet, or the reft of the body, it ftill moves very 
well the neck and the head, which it continues to hold up 
ftrongly, and to tura round every way. In this ftate the ani- 
mal hears founds, and fees obje&s ; and although it has ceafed to 
move its feet fpontaneoufly, yet it ftill moves them backwards 
and forwards when they are much pricked or fqueezed ; a fign it 
can ftill move them, though it moves them only on account of 

the great pain. 

2 The 



xl Abbi fontana on the 

The water of the Lauro-Cerafus is, therefore, a fìrong poifon 
when given by the mouth, or introduced into tlie body in the 
manner of a glifter. Its aftion is fo violent, and fo quick, that 
it may be faid to begìn to acl the moment an animai takes itinto 
its mouth ; certain it is, that it has fcarce entered the ftomach 
by the throat before the animai fufFers. It is hovvever true, that 
very fmall dofes have no cfFe&, that is, a little drop given to a 
lmàll animai produces no fenlible diforder, although the fame 
quantity of the poifon of Ticunas would be fatai. But that 
makes no eiìèntial difference between this poifon and the other 
well known poifon s. 

1 have round, that a certain quantity of water put on the 
leaves of the Lauro-Cerafus produces a liquor which is quite in- 
nocent, unlefs the leaves be in a great, and the water in a very 
fmall quantity. When the water is put feveral times on the 
fame leaves, and drawn off fucceffively, its acìivity becomes 
greater indeed, but ftill is not fuffipient to take away life ; but 
if, inftead of a bare mixture with water, the infufion be diftilled 
in balneo naariae, the diftilled liquor becomes then a moft power- 
ful poifon, and proves fatai in a very fhort rime. I have chiefly 
ufed it in this way, but I have no doubt but that it might be raifed 
to fueh a degree of acìivity, as to prove mortai even when given 
in as fmall dofes as the American poifon. It might be fufncient 
to diftil the liquor firft obtained leverai times over again with 
new leaves well chopped and dried. I believe it would at laft 
be obtained in the forra of a concrete oily fubftance, which, eva- 
porated by fire, would not only be equal in force to any known 
poifon, but far exceed them ali. But I referve this experiment 
for fome other occafion, when I (hall alfo fpeak of the bitter 
almonds, and of the degree of poifon to which their water can 
be raifed by diftilling it till it be dry. 

The water of the Lauro-Cerafus kills animals when introduced 
into the cavity of the body ; but what effedì does it produce 
when applied to wounds ? It may fumee here to relate one only 
of the various experiments which I have made. I opened the 
flou of the lower belly of a pretty large rabbit, and made a 
wound in it of about an inch long, and having flightly wounded 

the 



American Poifon cai/ed Ticunas. xli 

the mufcles under it in many places, I applied to the part two 
or three tea-fpoons full of the water : in lefs than three miuutes 
the animai fell down convulfed, and died foon after. This expe- 
riment fhews us, that the water of the Lauro-Cerafus is a poilòn 
fìmilar to the others, and that it operates when infinuated iato 
the body by meansof wounds made in it. This experiment has 
been attended with fimilar refults in other warm-blooded ani- 
mais ; but I have always found, that the water of the Lauro- 
Cérafus, when given by the mouth, a&s more powerfully and 
quicker than in the other way, even when the quantity given 
is fmaller; a circumftance, in my opinion, that deferves the 
greateft attention, fince it is matter of faci:, that a large wound 
offèrs many more veflèls to abforb that poifon immediately than 
the mouth and ftomach ; befides that the nervous parts ought to 
be more affe&ed from the very fiate in which they are put by the 
wound. It is not the warm-blooded animals alone which are fud- 
denly killedby this water when they are made to drink it, but 
the cold-blooded animals alfo die of the effedìs of it ; and what 
appears to me very fingular is, that they die in an extremely 
fhort time, and perhaps more quickly than the others ; which is 
quite contrary to what happens from the other poifons. It may 
fuffice for the prefent to mention eels, which are very difficult 
animals to kill, and ftill continue to move their parts when 
dead. Thefe animals die in a few feconds after having drunk 
the water, and have fcarcely fwallowed it when they begin to 
contrae!: themfelves ; but death fuddenly feizes them, and ren- 
ders them immoveable in a moment, without leaving even the 
motion of the parts they ufually have on being handled. The 
heart, indeed, continues to beat, although faintly, but it ceafes 
to move much fooner than when they are killed by cutting off 
the head. Ilere it cannot be denied but that the mufcular irri- 
tability is extremely affedìed, and in a particular manner. I 
know not if there be any cold-blooded animai that refttls this 
poifon. Thofe which I tried it on ali died ; and I doubt whe- 
ther there be any to which it is not fatai: it'fo, it deibrves a 
particular diftin&ion, on account of ìU being t!ic moli: temide 
of ali known poifons, as well as for ir? univerfaJitv in nroving 
Vol. LXX. F ' fatai 



xlii Abbi FONTANA on the 

fatai to ali forts of animals. But how is it always mortai in- f® 
fhort a time, when taken by the mouth, and admitted into the 
ftomach, where we do not fuppofe there are any veffels capable of 
receiving it ? Thk difficulty requires fome farther experiments. 
We ought to examine what effecìs it produces when applied 
ìmrr.ediately to the nerves, and when introduced into the blood 
without touching the parts which are cut. 

For this purpofe, I made ul'e of larga rabbits, and performed 
the experiments on their fciatic nerves, in the fame manner 
as I had done with the poifon of the viper and the American, 
poilòn. I fhall bere tranfcribe only one experiment, omitting 
the reft for the fake of brevity, not thinking them neceflàry after 
the great number which I have al ready related on the nerves. 

Having detached the- fciatic nerve of a large rabbit for above 
an inch and a half, 1 introduced under it a wrapper of very fine 
linen, fixteen times doubled, that the parts below it might not 
be penetrated by the water of theLauro-Cerafus. I then wounded 
the nerve with many ftrokes of the lancet in the longitudinal 
direction, and covered ali this wounded part, which extended 
above eight lines in length, with a roll of cotton of three lines in 
thickneis, well fteeped in the laurei water. More than fifteen 
drops of the water were wantcd to moiften the cotton, and this 
water communicated itfelf diretìly by the wounds to the medul- 
lary fubftance of the fciatic nerve. I covered the whole about a 
minute after with new rags,fo that it was impoflìble for the Lau- 
rei water to communicate with the parts below it or near it. 
Having fewed up the external ikin, and left the animai at liberty, 
it feemed not to be in the leaft affe£r.ed,.neither then nor after- 
wards. It ran about, and eat, and was as lively as ever. In 
ftiort, the animai was not fenfibly affe&ed in this way by this 
poifon, which kills foquickly when it is taken in by the mouth. 
This cafe, as well as many others, is very fimilar to thofé of the 
poifon of the viper and of the American poifon ; and it fliews, 
that the water of the Lauro-Cerafus applied immediately upon 
the nerves, and fo infinuated into the medullary fubftance of 
them, is not at ali poifonous ; confequently, that it does not acl 
upon the nerves, however applied externally. 

i ' After 



American Poi/o/t called Ticunas. xliu 

After fo many experiments) as have been related in the courie 
of this effay) on the poifon of the viper, and on the Ameri- 
can poifon, a itili more powerful one than the former ; and after 
having feen that neither of thefe two poifons adi on the nerves, 
when applied immediately to them, while they inftantly kill 
very itrong animals when introduced into the blood ; nothing 
was more naturai than to conclude, that the poifon of the 
Lauro-Cerafus, which isequally innocent with the others when 
applied to the nerves, would alfo prove mortai when intro- 
duced into the blood : experience, however, ihews quite the 
contrary ; fo true is it that we ought to miftruit analogy, even 
when it appears moft uniform. I introduced the water of the 
Lauro-Cerafus into the jugulars of a large rabbit, to the amount 
of fìve drops or upwards, in the fame manner as I had done the 
poifon of the viper and the American poifon, yet the animai 
ihewed no figns of fuffering. I fufpecìed I had not performed 
the operation right ; that I had not introduced any of the water 
into the veffels ; and that the fyringe had infinuated itfelf into 
the cellular membrane. I therefore repeated the experiment, and 
again introduced into the jugular a quantity of poifon, perhaps 
three or four times greater, and I was very careful to make the 
point of the fyringe enter the jugular properly before I intro- 
duced the poifon, that the poifon fliould not by any means 
turn back again ; yet itili the animai was not affè&ed by it, but 
continued as lively as ever. I was more furprized than fatisfied 
with ali this. I could not perfuade myfelf, that the water of 
the Lauro-Cerafus was not a poifon, and a very powerful one 
too, when introduced into the blood, fìnce it was poifonous 
when applied to wounds in the flefli, and taken by the mouth, 
and likewife inattive and harmlefs when applied to the nerves, 
I therefore again repeated the experiment, and this time I intro- 
duced by the jugular a whole tea-fpoonful of the Laurei water ; 
and yet itili the animai was not affetted. I alfo tried the fame 
experiment on another rabbit, into the jugulars of which I in- 
troduced a large tea-ipoonful of the fame poifon ; yet neither 
did this rabbit fhew any figns of furTering, either then or after- 
wards. 

F a The 



xliv Abbi FONTANA on the 

The unexpe&ed refult of thefe experimenfs threw me iato a 
very great uncertainty concerning the action of this poifbn : I 
coùld neither comprehend the mode of its operation, nor even 
upon what parts it afted when taken by the mouth or applied to 
wounds. Here ali was confufìon : it was found neither to a& 
on the nerves nor on the blood, and yet it killed, and that in an 
inftant, when introduced into the ftomach by the mouth. 

Is there then a new way of deftroying the life of animals dif- 
ferent frora that of the blood and of the nerves ? The lofs of mo- 
tion, and that too in a few feconds, in fuch animals as eels, which 
in other cafes continue to move for hours after the head is cut off, 
and even after they are cut in pieces, would make one believe, that 
the irritability of the mufcular fibres was affedted by this poifbn. 
It is trae, indeed, that the heart continues to move in thofe ani- 
mais ; but that motion is very much leffened, and lafts but 
for a very fhort time. In the warm-blooded animals, juft killed 
by this poifon, there ftill exifts fbme motion, but it is very little; 
and although their heart continues to beat for fome time, it beats 
much Iefs than when they are killed by other means. The ir- 
ritability is certainly diminifhed very much in many animals, and 
in many others intirely deftroyed ; by whatever means the poifbn 
kills in fo fhort a time, and however obfcure the mechanifin 
may be by which the mufcular fibres lofe their irritability. We 
mufl confefs our ignorance in our refearches into nature. When 
we think we have accomplifhed every thing, we fuddenly find 
ourfelves juft where we began. Experiment is the only guide 
which we have to conduci; us in our refearches : experiment Ì8 
indeed a fecure way of avoiding error, but experiment does not 
always leads us to the more remote truths, nor always guide us 
to the knowledge of the fecret arcana of nature, nor yet always 
conduci us whither we have propofèd to go. 

But although we know not how the Laurei water operates, 
or, more properly fpeaking, on what part that poifon exerts its 
action, when it kills animals, we know, however, that it is 
quite innocent when applied immediately to the nerves, and even 
to their medullary fubftance : and it is equally trae, that ali the 
experiments above related clearly fhew, that the poifbn of the 

viper 



America*» Poifon ealled Ticunzs. xlv 

viper and the American poifon are both harmlefs any how ap- 
plied to the nerves ; but that they are both poifonous when in- 
troduced into the blood. Thefe are facìs which were before 
unknown ; they are truths now laid open ; nor can they be 
brought into doubt again by any one. Thefe faéts deftroy ali the 
fyftems that have been invented by the writers upon the action 
of thofe poifons ; and from the(è fa&s we ought to fet out to 
arrive at the knowledge of thofe poifons, and of the manner 
in which they operate. 

Some light might probably have been thrown upon the acìion 
of the poifon of the Lauro-Cerafus, by applying it to difFerent 
parts of the brain of living animals ; but I referve this experi- 
ment for a more convenient occafion than the prefent, and till I 
fhall have reduced the Laurei water to the confiftence of fyrup. 
In that ftate, the poifon being rendered much more acìive, will 
probably ofFer new and more important facts, and may perhaps 
give a clearer infight into its operation ; as alfo enable us to 
judge upon what parts of living animalsit a£ts fo as to kill them. 
1 fhall alfo referve for that time the trial of whether that poifon 
a&s upon the lymphatic veffels, or, to fpeak more properly, on 
the lymph itfelf. This is a mere fufpicion which I have lately 
taken up, and which my prefent circumftances do not permit 
me to examine at prefent. I am therefore forced to give my ex- 
periments on this fubjecT:, in fome meafure 3 defeftive and uncon- 
necìed.